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SPAZIO/ Un "sibilo plasmasferico" spinge gli elettroni dalle fasce di Van Allen in atmosfera

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Fasce di Van Allen  Fasce di Van Allen

L’ultimo capitolo della storia è di questi giorni ed è raccontato sulla rivista Nature da un gruppo di scienziati del Darmouth College (New Hampshire, Usa), guidati dal fisico Robyn Millan, che hanno alzato la soglia di allarme sulla potenziale pericolosità delle particelle che popolano le fasce. Gli scienziati, alle analisi e ai dati raccolti dai due Van Allen Probes hanno abbinato quelli ottenuti utilizzando la strumentazione trasportata da palloni sonda lanciati dall'Antartide e arrivati a raggiungere l’alta quota di 38mila metri.

Il lancio dei palloni rientra in un progetto, sempre supportato dalla Nasa, denominato BARREL, acronimo di Balloon Array for Radiation Belt Relativistic Electron Losses, cioè Schiere di palloni per la rilevazione di perdite di elettroni relativistici dalle fasce di radiazione: gli strumenti di BARREL registrano i raggi X prodotti quando gli elettroni in caduta vanno a collidere con l'atmosfera.

Lo studio pubblicato dal team di Darmouth si concentra sulle cosiddette onde di plasma, che sono come le onde sonore nell'aria tranne che qui ci si trova in un gas ionizzato cosicché si risente dell’influenza dei campi elettrici e magnetici. Millan fa risalire questi effetti al comportamento del Sole e descrive un brillamento solare che si è verificato nel gennaio 2014, rilasciando una raffica di particelle di vento solare che ha colpito e disturbato il campo magnetico terrestre. Ciò ha creato un particolare tipo di onda chiamato "sibilo plasmasferico", del tipo di quelli che erano stati osservati da decenni nella regione del plasma denso che circonda la Terra nella parte alta dell'atmosfera.

«Quello che il nostro articolo dimostra – ha dichiarato Millan – è che abbiamo osservato queste onde nella posizione delle sonde Van Allen. Abbiamo visto le variazioni di campo elettrico e magnetico che mostravano una configurazione che si accordava perfettamente alle variazioni dei raggi X che stavamo registrando in Antartide. Abbiamo concluso che quelle onde causavano la diffusione degli elettroni. Abbiamo quindi ottenendo una nuova comprensione di come le particelle sono spinte in atmosfera. Stiamo imparando molto su dei processi che probabilmente stanno accadendo in tutto l'universo ma possono influenzare direttamente la nostra vita quando si verificano nel nostro ambiente planetario». 



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