BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BIODIVERSITÀ/ Un “Bioblitz” sul Gran Sasso per conoscere meglio gli ecosistemi

Pubblicazione:

Il sito LTER del Gran Sasso  Il sito LTER del Gran Sasso

Anche nel primo cammino, il Mesothalassia – che è stato dedicato al plancton, quindi agli organismi molto piccoli ma molto importanti per il loro ruolo nell’ecosistema marino – ogni sera c’era un momento di incontro con le popolazioni locali per spiegare lo scopo e l’importanza, anche sociale,  di quelle ricerche.

Ma come si presenta la situazione della biodiversità in Italia? Ci sono motivi di allarme? Matteucci mostra motivi di preoccupazione, senza drammatizzare. «La biodiversità in generale merita la giusta attenzione, e non solo per quanto riguarda le specie particolarmente sensibili o a rischio: è tutta la biodiversità che consente agli ecosistemi di essere vitali e funzionali. L’Italia, all’interno del bacino del Mediterraneo, è uno dei cosiddetti hotspot, dei punti caldi, della biodiversità; quindi è un’area dove la biodiversità è un po’ più critica, anche a seguito del fenomeno dei cambiamenti climatici. Il nostro Paese ospita gran parte della biodiversità europea, che ovviamente risente molto delle mutate condizioni dovute al riscaldamento globale. Si pensi al problema delle zone costiere e agli effetti sui sistemi viventi del riscaldamento delle acque, con possibile crescita di produzioni algali che possono mettere a rischio altre specie o con l’introduzione di specie non autoctone (in arrivo, ad esempio, tramite il canale di Suez) che possono andare a danneggiare le specie autoctone».

In ambiente terrestre, le situazioni più critiche sono date dalla frammentazione degli ecosistemi, cioè dal fatto che non sempre ci sono degli adeguati corridoi ecologici che possano assicurare una continuità e consentano alle specie di spostarsi agevolmente in caso di necessità.

«Altri ambienti da tenere sotto particolare osservazione sono le alte montagne, con la copertura nevosa che, di anno in anno, dura sempre meno e ha minor estensione. Poi ci sono i ghiacciai alpini che sono quasi tutti in regressione, a causa del riscaldamento: ciò ha una prima immediata conseguenza sulla disponibilità delle risorse idriche».

La riduzione dei ghiacciai potrebbe inoltre aprire la strada verso l’alto ad alcuni ecosistemi montani. Il global warming causa anche lo scioglimento del permafrost, presente in alta quota, e questo può generare situazioni di frane o movimenti di rocce, con evidenti conseguenze. «Non sono ancora quantificabili tuttavia ripercussioni dirette di questi fenomeni sulla biodiversità, anche se le conseguenze potranno sentirsi sulla distanza, sia di spazio che di tempo».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.