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EXTRATERRESTRI/ 100 milioni per “pescare” ET. Ma occhio alle reti troppo larghe

Pubblicazione:venerdì 31 luglio 2015

Il famoso E.T. cinematografico Il famoso E.T. cinematografico

Altro aspetto molto positivo è l’annuncio fatto da Milner della sua intenzione di istituire a breve anche una Breakthrough Message Competition per la creazione di un messaggio da inviare ai nostri ipotetici partner extraterrestri, con in palio un premio di ben un milione di dollari. Ciò infatti rilancerebbe alla grande quel lavoro culturale interdisciplinare che da sempre rappresenta l’aspetto più caratteristico e interessante del SETI, che però negli ultimi tempi si stava seriamente rischiando di perdere, in gran parte a causa della crisi dello storico SETI Institute californiano.

E in effetti la definitiva conferma della crisi (speriamo non irreversibile) del SETI Institute, escluso da Breakthrough Listen nonostante vi sia stato invece coinvolto il suo fondatore Frank Drake (che peraltro da tempo non ricopriva più nessuna posizione attiva nell’Istituto), rappresenta il primo aspetto negativo di questa vicenda, anche se purtroppo non è affatto sorprendente e a questo punto, per quanto spiaccia dirlo, neanche molto rilevante,

Ben più grave è invece il mancato coinvolgimento dell’Europa e in particolare dell’Italia, anche se è chiaro che il fiume di denaro che si riverserà sulla piccola comunità del SETI porterà inevitabilmente vantaggi e opportunità per tutti. Tra l’altro i dati raccolti saranno messi a disposizione anche dei privati cittadini, come è tradizione ormai da anni, attraverso il SETI@home gestito dalla stessa Università di Berkeley, che permette a chiunque di partecipare alla ricerca scaricando gratuitamente un pacchetto di dati e il software per analizzarli in automatico direttamente sul proprio pc.

Tuttavia il problema del SETI non è mai stato la scarsità di dati, giacché esso viene perlopiù svolto rianalizzando quelli provenienti dalla normale radioastronomia, che sono una marea.

È vero che con molti soldi a disposizione si potrà fare una ricerca più “mirata”, ma che significa “mirata” in una situazione in cui in realtà non sappiamo a cosa mirare? Certo, si possono ossservare maggiormente le stelle che sappiamo avere pianeti: ma quelli fin qui scoperti sono in grande maggioranza giganti gassosi inadatti alla vita, per cui paradossalmente converrebbe quasi osservare stelle intorno a cui non sono stati ancora scoperti pianeti, perché lì c’è almeno la possibilità che ce ne sia qualcuno di tipo terrestre che ancora non è stato scoperto perché troppo picccolo. Poi si possono tentare altri metodi, come quello di osservare alcune “frequenze magiche” dove si ritiene sia più probabile trovare un segnale inviato intenzionalmente: ma in realtà nessuno sa fino a che punto queste speculazioni siano attendibili e comunque la più importante di tali frequenze, quella dell’emissione dell’idrogeno, viene già continuamente osservata nella radioastronomia ordinaria. Certo, avendo i mezzi vale comunque la pena tentare, ma i veri problemi sono altri.


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