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EXTRATERRESTRI/ 100 milioni per “pescare” ET. Ma occhio alle reti troppo larghe

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Il famoso E.T. cinematografico  Il famoso E.T. cinematografico

Il primo è l’incremento della sensibilità dei ricevitori, che verrà risolto davvero solo con l’entrata in funzione dello SKA (Square Kilometer Array), il mega-radiotelescopio da un chilometro quadrato attualmente in costruzione in Sudafrica e Australia, che però sarà pronto non prima di 10-15 anni, nonostante vi partecipino alcune fra le più importanti Agenzie Spaziali del mondo, tra cui l’ESA. Non si vede come si potrebbe far meglio, anche con 100 milioni a disposizione: e infatti questo aspetto non compare tra gli obiettivi di Breakthrough Listen.

L’altro grande problema è costituito dai software deputati a “riconoscere” l’ipotetico segnale artificiale all’interno dell’assordante “rumore di fondo” generato dalle numerose e spesso potentissime radiosorgenti naturali che si trovano un po’ ovunque nell’universo. Gli algoritmi attualmente esistenti sono infatti in grado di identificare soltanto segnali intenzionali, verosimilmente molto rari, o segnali non intenzionali molto potenti, verosimilmente ancor più rari (perché mai una trasmissione radio o tv destinata al pubblico locale dovrebbe avere una potenza tale da essere facilmente visibile a decine o centinaia di anni luce?).

Insomma, il SETI è oggi nella situazione di un pescatore che disponga di una rete molto piccola e con maglie troppo larghe: osservare più stelle in più frequenze e per un tempo maggiore equivale ad ingrandire la rete, ma questo rischia di servire a ben poco se contemporaneamente non si provvede anche a stringere le maglie, il che al momento si può fare solo migliorando gli algoritmi (o, meglio ancora, inventandone di nuovi, perché quelli esistenti sono già stati “spremuti” fino ai limiti delle loro possibilità). Ora, è vero che tra i fini di Breakthrough Listen è menzionato anche «lo sviluppo di nuove tecnologie di ricezione», ma intanto non è chiaro se con questa espressione molto generica ci si riferisca anche ai software e, in caso affermativo, allora perché escludere proprio gli italiani, che sono all’avanguardia in questo campo?

Comunque queste pur doverose osservazioni critiche non devono guastare la festa. Quando un progetto riceve un finanziamento di questa entità, infatti, è sempre tutto il campo di ricerca che ne viene rivitalizzato, e le collaborazioni che non sono state prese in considerazione oggi potranno essere messe in atto domani. L’importante è che, dopo decenni di tentativi tanto generosi quanto sostanzialmente velleitari, la macchina si sia finalmente messa in moto a pieno regime. La caccia a ET è da oggi ufficialmente aperta.



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