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ASTRONOMIA/ Il linguaggio della bellezza per fermare la marcia anti-telescopio

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Manifestazione contro i telescopi a Mauna Kea sulle strade di Waikiki (foto M. Robberto)  Manifestazione contro i telescopi a Mauna Kea sulle strade di Waikiki (foto M. Robberto)

È interessante notare che la protesta nei quarant'anni precedenti non è mai stata significativa, se non del tutto assente. Una delle ragioni del revival è che da un po' di anni a questa parte sono stati fortemente incrementati programmi scolastici tesi al recupero delle tradizioni, a cominciare dalla bellissima lingua locale. Manifestazioni e riti si sono moltiplicati, in particolare in certe comunità che vivono un po' ai margini delle zone turistiche e sono quindi meno a contatto, e meno economicamente favorite, dal viavai internazionale. Le generazioni più giovani, quelle più esposte a questa rinascita culturale hanno però anche mostrato una incredibile vitalità sui social media, riuscendo in poche settimane a fare diventare la protesta virale su scala planetaria, non solo su internet ma anche con vere e proprie manifestazioni di piazza in vari paesi del mondo occidentale. Come se il movimento no-TAV si ritrovasse ora sul no-TMT.

La politica sembra prendere tempo in attesa di tempi migliori; da un lato, i telescopi portano decine di milioni di dollari all'anno alle casse dello stato e offrono posti di lavoro molto ben remunerati, anche se se spesso la manodopera qualificata viene da fuori. Dall'altro non è concepibile inimicarsi la base elettorale del futuro. Gli astronomi invece, riuniti in questi giorni a Honolulu per il grande meeting triennale della Unione Astronomia Internazionale, si sono fatti prendere completamente di sorpresa e sono sembrati incapaci, almeno inizialmente, di capire la situazione e di parlare a chi li contesta. Sostenere che l'astronomia è utile perché agevola lo sviluppo delle macchine fotografiche dell'iphone o la gestione di grandi banche dati distribuite non risuona molto nei cuori di chi si ritiene vittima, onestamente e legittimamente, di un sacrilegio. Forse bisognerebbe ricominciare a parlare di curiosità, di stupore, di bellezza per trovare un terreno comune tra chi guarda con reverenza la cima di una montagna e chi desidera andarci sopra per guardare sempre un po' più in là.



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