BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ASTRONOMIA/ Il linguaggio della bellezza per fermare la marcia anti-telescopio

Pubblicazione:

Manifestazione contro i telescopi a Mauna Kea sulle strade di Waikiki (foto M. Robberto)  Manifestazione contro i telescopi a Mauna Kea sulle strade di Waikiki (foto M. Robberto)

Da circa 40 anni le Hawaii sono diventate una delle capitali mondiali della ricerca astrofisica grazie alla sommità del vulcano spento Mauna Kea. Per gli astronomi Mauna Kea è "il sito" per eccellenza. A 4200 m di quota, in condizioni eccezionali di trasparenza e tranquillità atmosferica grazie alla costante brezza degli alisei, operano i più grandi telescopi del mondo gestiti da vari consorzi internazionali. Lo scenario di notte è incredibile: il cielo mostruosamente stellato si riflette sull'Oceano Pacifico fino all'orizzonte, mentre il profilo dell'ultimo lembo di terra è marcato dal rossore della perenne eruzione del cratere Puu Oo, che riversa la sua lava nel mare. Nel silenzio, le grandi cupole aperte per scrutare l'universo. Scordatevi le spiagge, Mauna Kea vale il viaggio.

Uno di questi consorzi internazionali ha deciso di costruire a Mauna Kea il prossimo gigante, il "Thirty Meter Telescope", o TMT come viene chiamato. Si tratta di un progresso enorme: finora non si è mai tentato di decuplicare in un solo colpo l'area del più grande telescopio esistente. Ma il salto è tecnicamente possibile, tanto è vero che anche l'Europa e un altro consorzio americano hanno avviato la costruzione di due telescopi simili da mettere nell'emisfero sud: una combinazione perfetta. Il costo di TMT non è trascurabile, circa 1.4 miliardi di dollari. L'aspettativa scientifica, enorme.

Negli ultimi mesi, tuttavia, è sorto un intoppo imprevedibile. È nato un movimento di protesta da parte degli indigeni Hawaiiani, i quali sostengono che i telescopi sulla vetta di Mauna Kea desacralizzano la montagna. Secondo un oppositore, certo Kealoha Pisciotta (sic!) intervistato dalla stampa, «si tratta del luogo di sepoltura di alcuni tra i più sacri e riveriti antenati...un luogo dove andare per trovare santuario e riposo dal mondo che ci circonda, e anche la casa del nostro dio». Le ragioni della protesta, in realtà, appaiono variegate, e a chi sostiene che Mauna Kea è il luogo dove cominciano le storie della creazione, o che sulla sommità del monte andavano a seppellire i cordoni ombelicali dei neonati, si aggiunge chi si preoccupa del paesaggio, della falda acquifera, di generici "diritti alla terra" e in generale della sovranità Hawaiiana che alcuni vorrebbero ristabilire ai danni dell'occupante americano.



  PAG. SUCC. >