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PROGETTI/ Gettano le reti (acustiche) per installare l'internet subacqueo

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Sperimentazione di comunicazioni acustiche sottomarine (Credits: Marco Merola/Progetto SUNRISE)  Sperimentazione di comunicazioni acustiche sottomarine (Credits: Marco Merola/Progetto SUNRISE)

Gli oceani, che coprono i due terzi della superficie della Terra, sono grandi fornitori di ossigeno, di cibo, di idrocarburi e di molte altre risorse per l’uomo: è quindi necessario e vantaggioso per tutti imparare a utilizzarli in modo sostenibile e a proteggerli. Le nuove tecnologie ci possono aiutare. Una soluzione infatti, per gli obiettivi indicati, consisterebbe nel rilevamento continuo e puntuale dell’ambiente oceanico e nell’interazione totale attraverso reti distribuite di sensori e attuatori intelligenti, realizzando quella che ormai stiamo abituandoci a conoscere come una delle nuove frontiere della comunicazione: l’Internet of Things, che diventerebbe l'Internet of Underwater Things.

Purtroppo, attualmente manca un Internet marino, che è fondamentale per attuare un controllo distribuito, coordinato e adattabile; e portare Internet sott'acqua è una bella sfida, ancora tutta da giocare. È evidente che si debbano scrivere protocolli di comunicazione completamente nuovi perché nuovo è l'ambiente di propagazione dei segnali: l’acqua e non più l'aria. Le consuete tecnologie di trasmissione non possono essere direttamente trasferite in mare: in acqua i segnali radio (sfruttati ampiamente nelle normali comunicazioni “wireless”) vengono facilmente e rapidamente assorbiti e non hanno modo di percorrere le lunghe distanze, rendendo inutilizzabili tutti i sistemi che veicolano le informazioni sulla terra ferma. Insomma, ci sarebbe da sviluppare tutta un’altra modalità di trasmissione dei dati, in grado di sfruttare le caratteristiche peculiari dell’ambiente in cui la rete avrà un domani la sua sede.

Qual è allora la soluzione? Imitare la natura. Adottare la modalità di comunicazione che utilizzano gli animali che vivono in quell'ambiente (balene, delfini ecc.), cioè le comunicazioni acustiche, ovvero utilizzare le onde sonore. È quello che verrà realizzato con SUNRISE, un progetto inserito nel VII programma quadro della UE con un capofila italiano, l'Università La Sapienza di Roma. Qui, presso il laboratorio SENSES (SEnsors NetworkS and Embedded Systems Laboratory), diretto dalla professoressa Chiara Petrioli, si sta sviluppando in questi mesi tutta la parte software; si stanno cioè mettendo a punto nuovi protocolli di trasmissione e ricezione dei dati su frequenze “audio”, con la preoccupazione che non vadano a disturbare gli animali che popolano i mari.



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