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MEETING RIMINI 2015/ Macchetto (astrofisico): le mancanze da colmare col nuovo telescopio spaziale

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Il programma del JWST sarà quello di osservare le prime stelle e galassie che si sono formate nell'universo poche centinai di milioni di anni dopo il Big Bang, studiare la forma e l'architettura dell'universo, esaminare come le galassie evolvono nel tempo e capire come le stelle e i pianeti si formano e interagiscono tra loro. «Vogliamo anche capire come l'universo è arrivato ad avere la composizione chimica attuale, senza la quale mancherebbe il materiale di base per dare origine alla vita». 

La risposta a queste domande richiede osservazioni di oggetti che si sono formati nei primissimi tempi dell'universo e la cui radiazione è spostata verso lunghezze d'onda che cadono nell'infrarosso data la velocità di espansione dell'universo stesso. «Il JWST sarà costruito appunto per osservare quelle frequenze e potrà vedere oggetti 400 volte più deboli di quelli che si possono vedere con i più grossi telescopi dalla Terra».

Un altro campo nel quale Macchetto prevede un enorme espansione di interesse sia a livello scientifico che a livello del grande pubblico è la "astrobiologia", che unisce i biologi e gli astronomi nella grande ricerca degli origini della vita. «Nei prossimi vent'anni dovremo essere in grado di dare risposte almeno parziali a domande fondamentali quali: come incomincia ed evolve la vita? esiste la vita altrove nell'universo? quale sarà il futuro della vita sulla nostra Terra e altrove?».

Uno schema di attacco a questi problemi, secondo l'astrofisico italiano, deve per forza incominciare dallo studio dell'origine della vita sulla Terra, determinare i principi responsabili dell'organizzazione della materia in sistemi che hanno vita, esplorare come la vita evolve a livello molecolare, di microorganismo e di ecosistema, determinare i processi che hanno portato alla formazione della biosfera terrestre e la sua evoluzione sulla Terra. «Per poter rispondere alla domanda se la vita esiste altrove nell'universo, dobbiamo sapere quali sono i limiti fisici entro i quali la vita può esistere e sopravvivere, e cercare pianeti simili al nostro, determinare quali sono le condizioni che rendono un pianeta abitabile e quante probabilità ha l'ipotesi che questi pianeti esistano nella nostra galassia e nell'universo. Dobbiamo poi saper riconoscere le caratteristiche della vita, e misurarle a distanza su altri pianeti. Per incominciare, potremo studiare e addirittura misurare queste possibilità nei pianeti e satelliti del nostro sistema solare con l'esplorazione di Marte, Europa, Ganimede eccetera. Alla fine dovremo capire come i diversi ecosistemi rispondano ai cambiamenti prodotti dalla vita stessa. Sulla nostra Terra possiamo già vedere il risultato del riscaldamento globale prodotto dagli esseri umani; dobbiamo capire come il nostro e altri pianeti rispondono a lungo termine a questi mutamenti del loro ecosistema».

Il programma di studio e lavoro descritto da Macchetto vede l'astronomia al centro di una nuova disciplina e metodologia «che ci porterà a poter affrontare interrogativi importanti dal punto di vista scientifico e filosofico, che hanno anche importanti conseguenze e ripercussioni nella nostra vita di tutti i giorni e per il nostro futuro di esseri umani su questa Terra».



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