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MEETING RIMINI 2015/ Vittori (astronauta): guardare le stelle dal cielo, un tuffo in una distesa luminosa incontenibile

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Quella missione, la STS-134, era una di quelle messe nel manifesto - così si chiamavano i programmi di volo dello Shuttle - proprio per mettere in orbita l’esperimento identificato come AMS, il più grande esperimento che abbia mai volato e che mai volerà sulla Stazione Spaziale dato che, con lo Shuttle ormai in pensione, non abbiamo più la possibilità di portare in orbita oggetti così complessi, così pesanti, così tecnologicamente impegnativi. La STS-134 è stata voluta proprio prima del pensionamento dello Shuttle per permettere a questo gioiello della tecnologia di arrivare in orbita. Il mio compito a bordo della missione è stato quello di operare il braccio robotico per estrarre dalla stiva della navetta l’AMS e agganciarlo alla ISS.

 

Come sta procedendo l’esperimento?

Ora io sto seguendo lo sviluppo dell’esperimento, per interesse personale, seppur non sia direttamente coinvolto con le attività più precisamente sperimentali. In questo momento AMS è a bordo della Stazione Spaziale e continua a scaricare dati che vengono elaborati dai vari gruppi e centri di ricerca in tutto il mondo.

 

Per lasciare la Terra bisogna essere attratti da qualcosa: lei da cosa era, o è, principalmente attratto?

Oltre ovviamente al fascino dell’esplorazione, il motivo per cui ci si dedica a questa attività è il pensiero del futuro del pianeta, dei nostri figli, delle prossime generazioni. Il pianeta Terra, così come lo vediamo dalla Stazione Spaziale, è grande ma le risorse dell’ecosistema terrestre sono limitate; la popolazione è in esponenziale aumento: è quindi d’obbligo per noi cercare di poter utilizzare le risorse extra atmosferiche, altrimenti distruggeremo, in modo sempre più sistematico, le risorse del nostro pianeta. Andare nello spazio diventa allora una condizione fondamentale per garantire la sopravvivenza del nostro stesso pianeta. Con questo spirito ho da sempre cercato, sia personalmente che indirettamente, di spingere verso l’esplorazione e l’utilizzo delle risorse extra atmosferiche.

 

Qui al Meeting è a tema l’esperienza della mancanza: di che cosa si sente la mancanza quando si sta sulla Stazione Spaziale?

A bordo della Stazione Spaziale si sente la mancanza della bellezza delle cose terrestri, delle cose belle e preziose che nel tran tran della vita quotidiana spesso non ci rendiamo conto di avere a disposizione.

 

Però dalla ISS si vede il pianeta nella sua globalità: com’è la Terra vista dal cielo? E com’è il cielo (le stelle) visto dal cielo?

La vista della Terra dallo spazio è quanto di più forte, attraente e accattivante si possa pensare; ti cattura sia gli occhi che il cuore. L’azzurro della superficie terrestre, la sottile striscia atmosferica, l’effetto tridimensionale sono un messaggio molto forte, un messaggio positivo che ti rimane come ricordo indelebile.

Guardare verso le stelle è altrettanto forte. È più difficile, anche perché la ISS ha gli oblò rivolti principalmente verso la Terra e comunque la luminosità del nostro pianeta è molto intensa. Osservare le stelle richiede pazienza e un po’ di attenzioni tecniche, come quella di spegnere le luci esterne della stazione; ma non è impossibile. E quando si riesce ad abituare l’occhio, è letteralmente un tuffo in una distesa multidimensionale di punti luminosi, sconfinata e incontenibile. Sono scenari che si possono avvicinare con la fotografia o con la simulazione ma l’esperienza dell’effetto tridimensionale dell’immergersi nell’infinità del cielo stellato non è riproducibile né descrivibile a parole e puoi solo viverlo in qualche momento della missione spaziale. E ti rimane dentro.

 

Si parla molto oggi delle future missioni su Marte: quali sono a suo avviso i principali problemi e pensa che potranno essere risolti?



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