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NUCLEARE/ Riusciranno le nanoparticelle a neutralizzare le scorie radioattive?

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Interpellato da ilsussidiario.net sulla eventuale importanza della scoperta, il professor Marco Ricotti, professore di Impianti nucleari al Politecnico di Milano, ha fatto appello al rigoroso approccio sperimentale galileiano affermando che «prima bisogna verificare cosa è realmente avvenuto in quel laboratorio». Ricotti concorda con le prime dichiarazioni di “scetticismo proattivo” di un altro scienziato russo, Sarkis Karamyan, del Laboratorio di reazioni chimiche dell’Istituto unito per la ricerca nucleare, che ha affermato «Bisogna vedere questo processo con i propri occhi per trovare una spiegazione. Lavorando nel campo della fisica nucleare sperimentale da oltre cinquat’anni, mi è difficile credere a un’accelerazione iperintensa della dissoluzione del nucleo causata dall’azione del raggio del laser o di un particolare ambiente chimico».

E proprio agli scienziati dell’Istituto unito per la ricerca nucleare toccherà verificare i risultati ottenuti dal gruppo di Shafeev: per l’esperimento verrà installato nel laboratorio di fisica uno spettrometro gamma al germanio iperpuro molto sensibile, mediante il quale si potrà osservare il processo in tempo reale; per la verifica verrà utilizzato del cesio 137. «Se il fenomeno sarà veramente confermato – aggiunge Ricotti - inizieremo a preoccuparci per cercare di capire come può essere accaduto. Nel frattempo, in parallelo, si possono aprire discussioni e idee per cercare di utilizzare praticamente questo eventuale nuovo evento fisico».

Infatti i ricercatori russi stanno già pensando ai possibili sviluppi concreti della loro scoperta. Sembra poco probabile che possa servire per eliminare la radioattività dal suolo, per esempio a Chernobyl, dato che la capacità di penetrazione del laser nel terreno si misura in millesimi di millimetro. Si aprono invece, secondo Shafeev, grandi prospettive per quanto riguarda le acque: «A Fukushima, per esempio, dove dalla piscina della centrale continuano a fuoriuscire cesio e trizio, questa scoperta potrebbe risolvere molti problemi».

«In ogni caso - osserva Ricotti - la considerazione delle possibili applicazioni apre tutto il problema della sperimentazione e della scalatura industriale dell'eventuale nuovo processo fisico. E non è detto che applicazioni pratiche siamo fattibili, in termini tecnologici ed economici».



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