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MATERIALI/ Come le nanocariche rinforzano i nuovi compositi polimerici

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I nuovi polimeri sono frutto del lavoro di ricerca di un gruppo guidato da Pegoretti, col quale hanno collaborato gli altri due autori dell’articolo: József Karger-Kocsis, docente alla Budapest University of Technology and Economics, che l’anno scorso era stato visiting al Dipartimento trentino; e Haroon Mahmood, attualmente studente del citato corso di dottorato in Materiali, Meccatronica e Ingegneria dei Sistemi.

L’innovazione riguarda dei polimeri rinforzati di nuova generazione per l’industria manifatturiera, soprattutto quella aeronautica e degli autoveicoli. La loro caratteristica innovativa principale è di garantire una migliore aderenza tra strati, che però non impedisca di scomporli nel momento dello smaltimento differenziato. Si tratta di materiali che alle funzioni strutturali (rigidezza e resistenza) possano affiancare anche prestazioni funzionali, quali ad esempio la capacità di cambiare forma sotto l'impulso di stimoli esterni (morphing), di segnalare la presenza di difetti o di autoripararsi se danneggiati (self-healing).

«C’è molta richiesta – aggiunge Pegoretti - di nuovi materiali da parte dell’industria manifatturiera che ha l’esigenza di realizzare componenti sempre più leggeri e resistenti. Molti dei progetti di ricerca ai quali lavorano i nostri dottorandi sono infatti finalizzati a realizzare nuovi materiali compositi a matrice polimerica ottenuti combinando le caratteristiche di fibre di rinforzo tradizionali, quali vetro e carbonio, a quelle di nanocariche di ultima generazione, quali nanoparticelle vetrose o ceramiche, nanotubi di carbonio e grafene».

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