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SCOPERTE/ Ecco come hanno fatto a scoprire la nuova Stonehenge

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Di che profondità parliamo?
Per dare un ordine di grandezza, con le basse frequenze e con materiali favorevoli si può arrivare a un centinaio di metri, mentre con qualche GigaHertz penetriamo anche solo mezzo metro: è il caso, ad esempio delle indagini non distruttive sugli edifici, dove interessano i piccoli dettagli e non la profondità.

 

Le apparecchiature per il GPR sono ingombranti o semplici?
L’ingombro è ancora una volta legato alla frequenza: le antenne di alta frequenza sono piccole, arriviamo anche ad oggetti delle dimensioni di 10-20 cm, che quindi stanno in una mano e che si possono agevolmente collocare in diverse posizioni. Quando si va sulle basse frequenze le dimensioni aumentano, fino ad arrivare ad antenne di diversi metri.

 

E nelle applicazioni per le indagini archeologiche?
Qui si sta sulle medie frequenze e quindi abbiamo apparecchiature di forma e dimensioni che potrebbero assomigliare, per dare un’idea, a un grosso aspirapolvere, dove l’antenna viene tenuta a contatto col terreno in modo da favorire al massimo la trasmissione dell’onda nel terreno mandando il meno possibile onde radar nell’aria per non avere interferenze con l’ambiente esterno e utilizzare al meglio tuta l’energia generata dalla batteria che alimenta l’apparecchiatura.

 

Quindi per l’archeologia sono uno strumento ideale?
È uno dei sistemi più utilizzati per l’indagine archeologica, accanto agli altri due metodi geofisici che sono quello magnetometrico e quello elettrico; ma sono del tutto complementari e il georadar è certo molto impiegato.

 

Come avviene la visualizzazione dei risultati: possiamo pensare a un display con un’immagine simile a quelle delle termografie?



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