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AMBIENTE/ Contare gli aerosol in tempo reale (per sapere cosa respiriamo)

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La Bicocca di Milano  La Bicocca di Milano

Gli studi più importanti sono principalmente su due filoni. Uno riguarda la messa a punto di sistemi che permettono di contare le particelle in funzione della loro dimensione: con le nuove generazioni di strumenti oggi riusciamo in modo piuttosto facile a misurare le particelle da 2 nanometri fino a 20 micron e a indicare il numero istante per istante, in pratica ogni secondo e anche meno. Ciò è molto importante, se pensiamo che si tratta delle particelle che respiriamo… L’altro filone riguarda la composizione chimica delle particelle, che è molto diversa da caso a caso e dipende dall’origine e dal percorso del particolato. Si pensi alla enorme differenza tra una particella che si origina dalle sabbie del Sahara e quella derivante dalla combustione di un veicolo diesel. La ricerca mira a perfezionare tutte quelle tecniche, spettroscopiche e spettrofotometriche, che permettono di analizzare nel dettaglio le molecole presenti all’interno del particolato nei vari contesti. Oltre alla diversità dovuta all’origine, ci sono anche da considerare tutte le reattività che questi composti subiscono in atmosfera col passare del tempo: c’è un effetto che noi chiamiamo di aging, vale a dire di invecchiamento del particolato, che va studiato con attenzione.

Cosa l’ha maggiormente colpita nel corso di questa European Aerosol Conference?

Vorrei segnalare l’interessante contributo di Laurence Rouil, dell’Institut National de l'Environnement Industriel et des Risques francese, che ha indicato i temi caldi relativi agli aerosol e ha illustrato le prossime politiche per la riduzione del particolato, che faranno sempre più leva su una modellistica molto raffinata, sulla possibilità di avere previsioni più attendibili e su un maggior controllo delle emissioni. Un altro contributo da portare all’attenzione più generale è quello che esamina il particolato indoor: spesso noi diciamo scherzosamente “tutti a tavola, il particolato è servito”, a sottolineare che i nostri ambienti interni, soprattutto domestici, sono fonti di particolato e meritano ulteriori studi e analisi. Infine vorrei indicare il contributo di un gruppo dell’Università di Rochester (Usa) che ha parlato delle nano particelle, dei loro effetti sulla salute e della necessità di applicare un principio di precauzione, cioè di immettere sul mercato solo nanoparticelle classificate nel sistema Reach, quindi con una precisa conoscenza delle loro caratteristiche e dei loro effetti.

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