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LETTURE/ Le virtù ecologiche di un inascoltato leader ambientalista

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Alexander Langer (Immagine presa dal web)  Alexander Langer (Immagine presa dal web)

Non si riesce a leggere oggi un saggio che raccoglie i più significativi scritti di Alex Langer in tema di ambiente senza che il pensiero corra subito all’Enciclica Laudato sì. Notevoli sono le assonanze, anche se con una ben diversa prospettiva, fin nella stessa terminologia, fin dalla copertina: il volumetto, edito da Jaca Book a cura di Giulio Marcon, riporta, dopo il nome di Langer, “La conversione ecologica”, che è il titolo di un suo accalorato intervento ai Colloqui di Dobbiaco nel 1984 ma è anche il titolo di uno degli ultimi paragrafi dell’Enciclica di Papa Francesco.

Un altro forte parallelismo terminologico riguarda l’invito a “rallentare la marcia”, espresso nel terzo capitolo della Laudato sì e che Langer aveva introdotto, sempre nel discorso citato, con l’esortazione a passare da un criterio di azione fondato sul motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) a un altro basato sugli opposti “lentius, profundis, suavius” (più lento, più profondo, più dolce).

Senza voler proporre una lettura comparata dei due testi, che sarebbe sproporzionata e fuori luogo, ci sembra interessante mettere in evidenza alcuni aspetti dell’approccio di Langer alla questione ambientale, che risuonano in un modo tutto particolare avendo nello sguardo le pagine dell’Enciclica. Sono aspetti che erano innovativi e dirompenti all’epoca, se si pensa al contesto politico nel quale Langer li aveva proposti, e che hanno forse contribuito a decretare il suo isolamento all’interno del movimento verde del quale era stato uno degli iniziatori e dei più appassionati leader.

Un elemento centrale nell’impostazione dell’inascoltato ecologista altoatesino – morto suicida nel 1995 perché “i pesi mi sono divenuti davvero insostenibili” - è proprio connesso al termine conversione. Già il titolo completo del discorso di Dobbiaco era “La conversione ecologica potrà affermarsi se apparirà socialmente desiderabile”, a indicare che “non si può risolvere tutto per via politica” e che tutto dipende dal “cambiamento delle coscienze”. Diceva Langer: «una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate – come ovvio – in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate cioè nella storia e nell’identità dei popoli)».

Per questi motivi rifiutava la “la scorciatoia dell’eco-autoritarismo e dello Stato etico ecologico” e insisteva sull’importanza dei comportamenti individuali, arrivando a parlare di auto-limitazione e di digiuno. Langer individuava nel paradigma del “limite” non solo il fondamento di una nuova economia e di un diverso modello di sviluppo ma anche di un nuovo sistema di relazioni tra le persone e quindi di una vita più autentica.



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