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PREMI/ Giovani scienziati nell’era di Internet: è sempre una questione di metodo

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Lo studente italiano Alvaro Maggio presenta il suo lavoro a EUCYS 2015  Lo studente italiano Alvaro Maggio presenta il suo lavoro a EUCYS 2015

Avete notato evidenti differenze tra i concorrenti di diversi Paesi? Possiamo parlare di “unità europea” a questo livello oppure no?
No, purtroppo devo dire che non c’è ancora un’unità tra i diversi Paesi. Anzitutto ci sono ancora grandi difficoltà linguistiche: i ragazzi di alcune nazioni hanno la possibilità di esporre meglio le loro attività e ricerche e ciò incide nella fase del processo di valutazione nella quale noi intervistiamo i candidati, il che ovviamente avviene in lingua inglese.
Anche nello specifico dei lavori presentati si notano differenza nell’atteggiamento degli stati verso la ricerca: si capisce molto bene quali sono gli stati che investono maggiormente nella ricerca, che nelle scuole mettono a disposizione dei ragazzi dei laboratori ben attrezzati. Mi ha colpito, ad esempio, il caso della Polonia, dove gli studenti che hanno delle idee  possono fare un proposal di ricerca e richiedere del tempo-laboratorio: se il progetto è riconosciuto come “di qualità”, viene loro assegnato un tutor e possono accedere anche a dei laboratori universitari dove realizzare i loro progetti.

 

I risultati che avete premiato  sono più l’esito di un’azione educativa scolastica ben condotta o si tratta solo di “piccoli geni”?
Un po’ entrambe le cose, direi. Ci sono dei ragazzi davvero geniali, che emergono e si può già immaginare che in futuro potranno essere personalità di rilievo in campo scientifico. Però alla base c’è molto lavoro fatto nelle scuole: molti dei ragazzi che partecipano a queste iniziative sono invogliati e sostenuti dai loro insegnanti  o comunque svolgono queste attività all’interno di un preciso programma educativo. I lavori presentati sono stati condotti per lo più in collaborazione con i docenti; spesso sono lavori scolastici realizzati, ad esempio, negli ultimi anni delle superiori, al fine di poter portare una tesina all’esame finale. Non sempre però è così: le due ragazze polacche che hanno vinto il secondo premio, avevano avuto una loro idea per l’impiego di nanomateriali nella cura della osteoporosi e avevano chiesto direttamente all’università il monte ore di laboratorio per svolgere la parte sperimentale.

 

Per quanto riguarda gli argomenti, ci sono tendenze particolari, c’è la prevalenza di quale aspetto, ad esempio di attualità?
Direi che ci sono un po’ tutti questi fattori: ci sono ricerche più teoriche e altre più applicative, distribuite su tutte le discipline. Consideriamo, ad esempio, i primi premi: uno è andato a un giovanissimo statunitense di origine indiana che ha svolto una ricerca di matematica, in particolare ha stabilito una nuova prospettiva della cosiddetta K-Theory, che è una struttura matematica fondamentale nella topologia algebrica. Questo è un caso in cui si può davvero parlare di genialità: penso che risentiremo parlare di questo Sanath Devalapurkar… Un altro primo premio è per la fisica: è stato assegnato a due ragazzi polacchi e riguarda un fenomeno ben noto ma rivisitato in modo molto originale, con una accurata analisi sperimentale. Il terzo è un lavoro in informatica, svolto da uno studente tedesco con brillanti soluzioni di computer grafica.



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