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MEDICINA/ I batteri intestinali: sorvegliati speciali fin dai primi giorni di vita

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Tutto poi evolve e struttura le varie risposte dell’organismo: quella immunitaria, quelle di benessere dell’intestino e così via. Inizia così per il microbiota una strada, all’interno del bambino, determinata da una continua interazione: parliamo di interplay, nel senso che si innesca una relazione altamente dinamica tra i batteri componenti e l’organismo ospitante. Ciò inizia durante l’allattamento ma prosegue dopo lo svezzamento e contribuisce a stabilire le strutture che poi diventeranno adulte: è un percorso di programming che si attua nei primi mesi di vita e che porta al costituirsi di questo poderoso organo che è l’intestino con tutti gli strumenti per la “discesa” verso l’esterno e per tutta la fondamentale attività metabolica.

Si comprende facilmente come l’alimentazione influenzi tutti questi processi; quali sono le ultime acquisizioni in proposito?

Recentemente ci sono stati molti studi su questo argomento: attraverso analisi dei sistemi microbici si sta cercando di capire come diverse modalità di alimentazione, fin da bambini, possano aiutare a costituire una flora batterica sana. Si stanno producendo anche molti strumenti per assistere la persona in uno sviluppo ordinato di questi sistemi.

Da questi studi derivano anche indicazioni pratiche?

Certamente. Ad esempio sul problema dell’allattamento era già ben noto che il latte materno ha una componente di difesa importantissima per il neonato; aiuta inoltre, come recenti ricerche evidenziano, coordinato con tutte le fasce batteriche, a sviluppare le vie metaboliche principali presenti nell’intestino. E c’è una sincronizzazione tale che le modulazioni del microbiota nei primi giorni di vita riflettono in pieno le fasi di maturazione del latte: c’è una prima fase, di transizione, nei primissimi giorni e poi una fase di maturazione. È come se si definisse un’impronta – si chiama infatti fingerprinting – dell’attività dei vari componenti principali del microbiota che corrisponde alle varie fasi di maturità del latte.

Che ruolo possono svolgere i probiotici nella modulazione dei batteri intestinali?

Possono avere un effetto molto rilevante, come mostrano i numerosi studi recentemente condotti per diverse patologie. I probiotici sono da considerare comunque caso per caso, al fine di somministrare dosi ottimali a seconda della patologia in atto: sotto attenta analisi del clinico possono essere definiti dei probiotici, che altro non sono che dei batteri, dei fermenti vivi che possono aiutare a ripristinare o modulare o indurre un effetto positivo sul sistema microbiotico. Si tratta ora di stabilire nuovi metodi applicativi, valutando quanto essi possano essere persistenti nell’intestino, quanto possano modularlo, quanto possano innescare reazioni di ottimizzazione o viceversa non producano reazioni: in ogni caso è chiaro che non hanno effetti negativi.

A livello terapeutico si parla anche di trapianto di microbiota; è possibile?



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