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MEDICINA/ I batteri intestinali: sorvegliati speciali fin dai primi giorni di vita

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Sì, e in Italia c’è una realtà molto avanzata e ben organizzata per questo. Si parla di trapianto fecale in adulti affetti da infezioni ricorrenti da Clostridium difficile. Quello che ora la comunità scientifica sta cercando di fare è estendere lo spettro di applicabilità di tale trapianto ad altre patologie.

Anche nei bambini?

Per il momento viene praticato negli adulti in modo molto controllato. Nel mondo ci sono stati circa una ventina di interventi a livello pediatrico: qui, come si può intuire, è tutto molto più complesso essendo in corso il processo di programming; i criteri di selezione dei donatori devono essere rigorosamente controllati e devono essere anche molto ben stratificati i riceventi.

Al recente Congresso Microbiot-eat si è parlato anche dei nessi tra sistema nervoso e intestino: cosa si può dire in merito?

Ci sono dei colleghi gastroenterologi che stanno studiando in modo approfondito l’attività “nervosa” dell’intestino (qualcuno parla anche di “secondo cervello”). Al di là della costituzione fisiologica dei gangli a livello intestinale, c’è da osservare che molte molecole attivamente sintetizzate e prodotte dai batteri sono dei neurotrasmettitori e non è difficile immaginare come l’intestino, anche nel suo funzionamento appropriato, possa avere effetti diretti sull’asse chiamato gut-brain (intestino-cervello) quindi sulla capacità di modulazione dei comportamenti, sullo stato di benessere della persona.

Voi lavorate in collegamento con l'Istituto per la salute del Bambino e dell'Adolescente, attivo presso l’Ospedale Bambino Gesù: di cosa si tratta?

Noi siamo dei laboratoristi e mettiamo a disposizione dei test diagnostici e traslazionali per la medicina di sistema. Sta poi ai clinici utilizzare gli strumenti, i tools, che noi predisponiamo per attuare un nuovo approccio alla medicina, un approccio olistico o di sistema: per esso la saluto del bambino e dell’adolescente viene vista in riferimento all’ambiente, all’alimentazione, a tutta una serie di agenti esterni e interni all’organismo. Una concezione che ingloba uno stato di equilibrio più complesso. È questa la prospettiva nella quale opera l’Istituto da lei menzionato: una struttura virtuale multidisciplinare che risponde alla missione di un grande Policlinico Pediatrico non solo di curare i bambini ammalati, ma anche di prevenire le malattie nel bambino "sano".



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