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NUOVI MATERIALI/ Basta una goccia d'acqua e la plastica si ripara da sé

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Plastica che si autoripara (fonte: Penn State University)  Plastica che si autoripara (fonte: Penn State University)

Il problema però è la bassa resa di questo materiale proteico da fonti naturali: da 5 kg di calamari si ricava circa 1 grammo di questa proteina; e, naturalmente, nessuno pensa di incidere pesantemente sulle popolazioni di calamari minacciandone la sopravvivenza. Così, anche per avere un materiale più omogeneo e non dipendente dalle inevitabili differenza tra le famiglie di calamari, gli scienziati sono ricorsi alla biotecnologia per produrre la proteina tramite batteri. Il risultato è stato un polimero con le proprietà volute e che può essere stampato e modellato.

Sono passati poi alla realizzazione del materiale vero e proprio che è un copolimero con due componenti: uno è un segmento amorfo più morbido, l’altro ha un'architettura molecolare più strutturata; quest’ultima è costituita da filamenti di amminoacidi connessi da legami idrogeno per formare una striscia elicoidale o pieghettata. Questa parte è quella che dà al polimero la sua forza, ma è il segmento amorfo che rende possibile l'auto-riparazione.

I ricercatori hanno creato un campione del nuovo polimero a forma di osso per cani e l’hanno diviso in due parti: utilizzando acqua a circa 45 °C - leggermente più calda della temperatura corporea - e fornendo una leggera pressione con un attrezzo metallico, le due metà si sono riunite per riformare la forma iniziale. Le prove di resistenza hanno dimostrato che il materiale dopo la riparazione aveva la stessa robustezza di quello originario.

Adesso il sogno di Demirel e colleghi è di poter applicare questo stesso approccio ad altre applicazioni e in particolare alla guarigione di ferite o lesioni cutanee: ed è su questo che stanno concentrando i loro sforzi di ricerca.



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