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IL PUNTO/ Leggere la realtà (e l’ambiente): una questione di interconnessioni

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Se noi dovessimo immaginare il processo di apprendimento della realtà da parte della popolazione, anche la più evoluta culturalmente, potremmo affermare che il metodo usualmente adottato per alcuni versi, può essere considerato cinetico rispetto ad alcuni particolari appartenenti alla vita quotidiana, cioè un imparare attraverso azioni o esperienze frammentarie. Per altri aspetti, la circuizione concettuale del particolare stesso impedisce una visione olistica indispensabile, direi, per il raggiungimento di uno stato di equilibrio per l’essere umano. Il paradigma dell’apprendimento “statico” e “stratificato a scomparsa” trova la sua migliore applicazione nel mondo scolastico, dove la suddivisione del sapere in materie di studio analitiche, differenziate ovviamente anche nella docenza, mostra la propria piena appartenenza alla logica cartesiana.

L’importanza della fruizione di un paradigma culturale di matrice olistico-sistemica viene messo in luce in questo ultimo secolo dalle scoperte della fisica quantistica e della cibernetica (Einstein, Planck, Bohr, Heisenberg, Bell, Boehm), avviando una rivoluzione scientifica basata su una nuova coesione della realtà: spazio e tempo coesistono e non hanno caratteristiche assolute, ma variano in relazione alla coscienza umana, la materia è energia costituita da elementi subatomici, gli oggetti sensibili sono creazioni della mente, ma l’Universo eccede le dimensioni della mente a causa delle sue peculiarità e della sua dinamica (M. Bacher, 2014).

Insomma, il dato più rilevante è offerto dalla interconnessione e dall’interdipendenza di tutti i fenomeni che, per la gente comune, non hanno alcun senso nella vita pratica: ogni giorno è diverso o uguale all’altro, ma il campo di osservazione del reale è tracciato poco al di là dell’ombra proiettata dall’individuo stesso.

La conseguenza di questo stato di cose è ravvisabile attraverso le differenze che si manifestano nel mondo, soprattutto in quello economico e finanziario. Chi è in grado di “fare sistema”, ad esempio, può controllare la ricchezza del mondo che, nel periodo 2000/2013, ha avuto un incremento dell’8,3% (Global Wealth del Credit Suisse). Di fatto, 80 persone sono ricche come 3,5 miliardi di esseri umani messi insieme. “La diseguaglianza è negli occhi di chi guarda” scrive OXFAM, una struttura internazionale che lavora per soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia.

Un altro elemento particolarmente significativo sotto il profilo delle relazioni sistemiche è l’ambiente. Solo da pochi decenni e per merito delle Nazioni Unite è scattata un’attenzione specifica ai problemi di carattere ambientale: tra questi i cambiamenti del clima, la valorizzazione e il rispetto della biodiversità, il processo di trasformazione dei terreni fertili in superfici aride e improduttive, la disponibilità delle risorse energetiche e idriche e così via.



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