BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ROBOTICA/ Asada (univ. di Osaka): ricostruiamo Leonardo per studiare i robot come li avrebbe studiati lui

Pubblicazione:

L’androide Leonardo e il backstage al Museo della Scienza di Milano  L’androide Leonardo e il backstage al Museo della Scienza di Milano

La tecnologia per la realizzazione di androidi, cioè di robot dalle sembianze umane, è ormai ben consolidata. Naturalmente bisogna avere un modello cui ispirarsi, meglio ancora se può diventare un modello sul quale prendere le misure. Ma in questo caso non c’era alcuna possibilità di passare allo scanner un esemplare umano sul quale raccogliere i dati. «Così – come ha raccontato ieri il professor Asada – abbiamo dovuto procedere per tentativi ed errori. Abbiamo iniziato con degli esemplari diversi sia come età, che come forme e dimensioni. Circa l’altezza esatta di Leonardo, ad esempio, tra gli storici ci sono due scuole di pensiero: chi dice 170 centimetri, chi invece 190; e non c’è un ritratto completo autentico cui fare riferimento. Abbiamo discusso a lungo con gli esperti del Museo di Milano e abbiamo fatto diversi tentativi di progettazione con un CAD tridimensionale, fino al risultato che potete vedere».

Un risultato che ha una sua specificità e che è piuttosto difficile incasellare in una precisa categoria: è molto di più di una semplice simulazione e non è ancora in grado, come sogna Asada, di interagire in tutto e per tutto con gli umani alla maniera degli umani: possiamo quindi definirlo, anche se il termine non è accattivante, un leonardoide. È comunque l’esponente di punta di un’iniziativa avviata cinque anni fa, a seguito di un viaggio in Giappone del Direttore del Museo della Scienza Fiorenzo Galli che ha dato vita al Leonardo da Vinci Museum Network, un’organizzazione di scambio tecnologico e culturale volta a contribuire alla reciproca comprensione e all’integrazione di scienza, natura e arte, con particolare sensibilità per gli aspetti educativi.

Il lavoro sugli androidi svolto da Asada e che rifluisce in questo Network ha comunque obiettivi più ambiziosi e si inserisce nell’ambito delle ricerche che studiano i complessi processi cognitivi degli esseri umani, con l’idea di comprenderne meglio il funzionamento e di sperimentare come questi processi – che emergano attraverso l’interazione fisica e sociale – possono ridefinire il rapporto tra il mondo umano e quello artificiale. Il suo gruppo di ricerca studia come gli esseri umani sviluppano le loro capacità cognitive utilizzando robot e simulazioni al computer. Lui stesso ne parla così: «La nostra Cognitive Developmental Robotics considera il robot come un manufatto che rispecchia gli esseri umani. Le ricerche sugli androidi infatti vengono condotte essenzialmente per due motivi. Da una parte possono essere strumenti per indagare l’essere umano; per esempio, studiando la comunicazione umana attraverso un androide, si possono realizzare esperimenti che con le persone non si possono fare. D’altro canto, il fine ultimo della robotica è realizzare macchine che abbiano tutte le abilità di un essere umano, ad esempio le capacità cognitive, linguistiche e intellettive.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >