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FISICA/ Volta, l'uomo che riuscì a chiudere il circuito

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Pile a corona di tazze esposte all’Istituto Lombardo  Pile a corona di tazze esposte all’Istituto Lombardo

Comunque, secondo Rigamonti, «il contributo geniale di Volta, in questo caso, è stata quella di riuscire a intuire che poteva chiudere il circuito, cioè generare un flusso continuo di elettricità attraverso un percorso chiuso: perché la rana si muoveva? perché tra i due metalli, attraverso la rana passava qualcosa (non c’era ancora il concetto di carica) che finora lui aveva visto sotto forma statica negli oggetti elettrizzati».

Rigamonti, richiamando la frase di Einstein citata all’inizio, insiste sull’importanza della pila nella storia della scienza e della tecnica: «senza la pila non sarebbero pensabile non solo tutto lo sviluppo tecnico dell’Ottocento ma neppure i successivi passi della fisica, dall’elettromagnetismo alla quantistica». Tanto che una esposizione storica come questa, dopo le carte ingiallite dei manoscritti e dei libri originali di due secoli fa e dopo una serie di strumenti rudimentali e non certo accattivanti per l’occhio moderno, può concludersi parlando dell’ultimo premio Nobel: in una apposita postazione didattica vengono illustrati i moderni sviluppi delle scoperte voltiane, mostrando l’analogia dell’effetto Volta con l’effetto elettrico che si genera alla superficie di contatto di due semiconduttori per dare origine ai LED. Una semplice installazione interattiva consente di ottenere una luce bianca miscelando la luce di tre LED monocromatici: rosso, verde e blu; e proprio per l’invenzione del LED a luce blu, lo scorso dicembre hanno ricevuto il Nobel per la fisica i giapponesi Isdamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuj Nakamura; nel nome di Volta.



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