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SCUOLA/ Matematici, attenti, correte un bel rischio….

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Al giornale radio delle 7,30 della mattina colgo questa notizia: nei paesi in cui l’ISIS ha preso il potere vengono eliminati da ogni scuola gli insegnamenti di filosofia e di… matematica! Perché non vengano inculcati i bambini, che assorbono tutto, i fondamenti del pensiero e della scienza  occidentali. È anche aggiunto che chi è in disaccordo viene giustiziato. Sono sbalordita, ma sento un senso di orgoglio. Una posizione così assurda costituisce un evidente riconoscimento di quello che mi sono sforzata di insegnare per più di quarant’anni, perciò posso essere orgogliosa. La matematica è uno dei cardini della razionalità occidentale, uno dei modi di raggiungere certezze ragionevoli, convinzioni fondate, in cui l’opinione è distinta dalla verità. La matematica è uno dei fondamenti della libertà come noi l’intendiamo.

Ahimè, non passano dieci minuti e il mio stato d’animo è costretto a mutare. La radio è ancora accesa, al giornale radio segue la trasmissione BlackOut, condotta da Enrico Vaime. Non credo alle mie orecchie. Inizia una filippica su “la quantità di concetti e nozioni inutili” che la scuola ci ha rifilato, costringendoci a impararle ripeterle (e a dimenticarle, ovviamente), facendoci perdere un sacco di tempo e di giovinezza, a scapito di ciò che poteva essere invece davvero utile, come … l’inglese. Ma io l’inglese l’ho imparato a scuola, pur se insieme a quelle cose che sono portate da Vaime ad esempio di questa scuola inutile e dannosa. Indovinate un po’?  matematica, greco e latino! C’era da dubitarne? Cito: “Quanto tempo abbiamo dedicato ai logaritmi? E all’aoristo e ai polinomi? E la legge di Gay Lussac? A chi può mai essere servito un logaritmo? Io non riesco neppure a ricordare cosa sia. Rimangono scorie di nozioni. E il teorema di Pitagora o le frazioni? Cosa è rimasto di quel fascio di nozioni? E il mistero del quadrato costruito sui cateti? Chi ha mai costruito un quadrato su un cateto? E perché sui cateti a scapito dell’ipotenusa? Noi non incontrammo mai nella nostra vita né aoristo né polinomi, e spero promitto e iuro non si presentarono mai. ”

Se non ci credete, la potente tecnologia che proviene da quella scienza che include, guarda un po’, proprio il teorema di Pitagora (forse perché era un greco?), ci mette a disposizione il podcast di queste affermazioni: me le sono sentite tre volte, per essere certa di non avere le traveggole.



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COMMENTI
13/01/2016 - Serve la matematica? (Franco Maiolati)

Mi pare di capire che la questione non sia la solita diatriba tra umanisti e scientisti o tecnicisti, dovuta alla frammentarieta' della persona, per cui la conoscenza non sia unica, ma a livelli successivi. Ed allora alla base c' è il greco e latino, poi italiano e storia, poi, ma a distanza, matematica e fisica e molto oltre scienze (biologia, chimica,...). La tecnica addirittura, è usi da trogloditi. Per cui l'umanista (nei collegi docenti è spesso quello di lettere) si fanno vanto di non saper fare una percentuale e di non capirci niente della retta. Come se quello di chimica si facesse vanto di non sapere che era Leopardi o Dante: che ignorante! Qui la questione è diversa: serve o non serve? Serve stare nella realtà ed avere strumenti per capirla? Questa mi pare la domanda giusta. Ed allora ogni affronto serve, ogni tipo di conoscenza aiuta a conoscere aspetti della realtà ed a conoscere quindi meglio noi stessi nell'affrontare di circostanze ed aspetti della realtà stessa. Poi se la matematica viene insegnata in modo adeguato a ciò o meno è altra questione, che comunque varrebbe la pena approfondire.