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AMBIENTE/ L'isola che c'è ma non si vede...

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Il laboratorio didattico al Festival della Scienza di Genova (credit: Sergio Maggio – ISMAR)  Il laboratorio didattico al Festival della Scienza di Genova (credit: Sergio Maggio – ISMAR)

Una delle fotografie più celebri è quella di un uomo che naviga in canoa in uno specchio d'acqua interamente ricoperto da rifiuti; ma in realtà è stata scattata nei pressi del porto di Manila, da tutt'altra parte del pianeta rispetto all'isola di plastica del Pacifico. Ma allora quale è la verità? Sono solo suggestioni dei media? Campagne di ecologisti isterici? No. Decisamente no...ma questo atteggiamento superficiale nell’utilizzo delle informazioni da parte dei media non ha fatto altro che alimentare interpretazioni sempre meno corrette sul reale impatto della plastica nei nostri oceani, creando spesso vere e proprie “leggende marine”. 

“E a pensarci, che pazzia

è una favola, è solo fantasia

e chi è saggio, chi è maturo lo sa

non può esistere nella realtà!....”

In effetti dovremmo essere seri, maturi, razionali ed avere il coraggio di dire che l’isola di plastica non esiste - è un isola che non c’è! - almeno nel modo in cui ci viene spesso rappresentata dai media. Quella che è stata definita "isola" non è altro che un vastissimo e dinamico ammasso di milioni di frammenti grandi pochi millimetri che ricoprono circa 5000 km quadrati di oceano. Ci sono anche oggetti di medie dimensioni, come bottiglie e sacchetti, ma la maggior parte della plastica è quasi invisibile ad occhio nudo (microplastiche) e lo è anche agli occhi elettronici dei satelliti. Per intenderci la loro densità in mare è paragonabile a quella di una manciata di mentine sparse su campo di calcio. È vero, quindi, che esistono aree negli oceani altamente invase da rifiuti di plastica ma non aspettiamoci di vedere un enorme isola galleggiante composta da bottiglie, pneumatici e sacchetti che minacciosamente ruota verso le nostre coste perché rimarremmo profondamente delusi.

La maggior parte della plastica in mare è destinata a diventare “microplastica”, una tipologia di inquinamento per molto tempo sottovalutata, che ora è finalmente oggetto di studi che evidenziano scenari abbastanza inaspettati legati alle microscopiche dimensioni di questi frammenti (inferiori a 5 mm). Ma il fatto che “l’isola di plastica” non è come l’abbiamo immaginata non significa che non esista e che dobbiamo sottovalutare il gravissimo problema dei rifiuti solidi in mare. 



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