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ALBERT EINSTEIN/ Il "decennio d'oro" del Grande Vecchio della Fisica

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Albert Einstein  Albert Einstein

"Classico" riferito per quanto sopraddetto a Einstein (sperando di non prendere una censura o peggio un anatema da relatori del calibro di Vincenzo Barone e Giovanni Camelia, se non dallo stesso Markosian) va inteso come un'inferenza del metodo della meccanica classica. Infatti, la fisica classica è deterministica, mentre la meccanica quantistica è probabilista. Aspetto questo che, pur riguardando i risultati che giungono in ciascuno degli ambiti sviluppatisi per superare le limitazioni e risolvere le contraddizioni del precedente contesto, ad esempio il relativistico gravitazionale sul newtoniano, tuttavia li precede ponendosi in parallelo l'uno con l'altro in quanto a principi e metodiche scientifiche.

Nel 1776 Laplace scriveva: "Lo stato attuale della Natura consegue evidentemente da quella che esso era all'istante precedente. Se noi immaginassimo un'intelligenza che a un istante dato comprendesse tutte le relazioni tra le entità di questo Universo, esso potrebbe conoscere le rispettive posizioni, i moti e le disposizioni generali di tutte le entità in qualunque istante del Passato o del Futuro". Einstein dice due cose fondamentali. La prima è che "Dio non gioca a dadi" . Nel 2005 in modo del tutto irriverente scrissi che Lui non giocava a dadi perché giocava a palla, meravigliandomi di come nessuno mi sgridasse. Forse vi aveva ravvisato la curvatura spazio-tempo e la deformazione delle onde gravitazionali, anche se io mi riferivo ad altro. Poi disse anche: "La Natura è un cruciverba ben congegnato". Quindi il fisico non solo deve completare il cruciverba, ma per poterlo fare deve capire con quali regole il cruciverba è stato costruito. Ora capisco perché ai meccanici quantistici piacevano i rebus anziché i cruciverba. E questo non perché ne detestino le regole intrinseche, bensì per la differente fondazione in progress della teoria.

Unendo l'espressione di Laplace a quelle di Einstein capiamo perché Herr Albert chiude l'area della meccanica classica, ma non spalanca quella quantistica per disvelare l'eterno mistero del mondo. La sua azione è partire dalla natura per intuizione e porre a verifica in modo rigoroso, logico matematico l'intuizione stessa. Per realizzare ciò getta la base di quello che io chiamo un postulato, un assioma. Fissa nel novero dello scenario esistente a chi o a cosa attribuire un principio d'invarianza. Tale principio condividendo una qualità pregressa potrebbe verosimilmente apparire confinante con la predittività della meccanica classica in quanto tale (cosa che rende comprensibile anche il secundum di astrologi di Galileo e Newton). Invece esso altro non è che presidio della legittimità del metodo nella conferma sperimentale della scoperta: onde gravitazionali anziché perielio di Mercurio, o moto browniano. 



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