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ALBERT EINSTEIN/ Il "decennio d'oro" del Grande Vecchio della Fisica

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Albert Einstein  Albert Einstein

Devo confessare un timore. Quando ho scoperto una nutrita presenza di fisici sia a livello accademico che operativo, tra gli autori del Sussidiario, ho pensato che questa passeggiata destinata al lettore comune potesse cadere sia sotto il severo giudizio degli esperti della materia, sia sotto l'accusa di incomprensibilità da parte dei profani. Tuttavia la passione che genera l'energia per affrontare la materia mi ha rassicurato sperando in una benevola comprensione per chi, anche sbagliando, coltiva come hobby quello di cercare di capire come funzioni il mondo.

Ecco perché quanto segue non è un resoconto su chi ha detto cosa, quando, e a proposito di, ma vorrebbe essere un generatore di meraviglia del tipo "ma lo sapete che?" sui misteri del mondo, fisico naturalmente, in cui viviamo. E in effetti, per chi se n'è accorto, nelle righe precedenti ho già usato materia ed energia…

Einstein, il Grande Vecchio, come scherzosamente l'ho definito, lo è verosimilmente per assimilazione di questi termini a chi in ogni caso ha governato e governa il metodo e il risultato. Einstein lo ha fatto con i metodi e i processi della fisica in quanto scienza, al pari di Keplero, Galilei e Newton, per citare in successione teorica i più grandi, accompagnati certo e seguiti pure da altrettanti di specifica levatura.

Einstein ha dato alla Fisica i nuovi orizzonti della prima metà del secolo scorso che tutti conosciamo, ma dei quali dò l'anticipazione che presto potranno cedere il passo ad altri orizzonti ancor più nuovi. E com'è giusto che sia! Altrimenti addio a ciò che si pensa sia leva fondamentale di questa scienza: l'ansia apollinea e quella dionisiaca, chiamate "curiosità" dai fisici stessi, a loro volta accompagnate tanto da un rigido, ma al contempo creativo arsenale matematico geometrico, quanto da sempre migliori e potenti tecnologie sperimentali. Senza dimenticare, poi, un elemento essenziale: l'adrenalinico componente della competitività per tagliare per primi il traguardo della scoperta. 

Nonostante quest'ultimo passaggio, un situazione è indubbia: a distanza di 100 e più anni Einstein dà conferma della validità delle sue teorie, in un epico "se ci sei batti un colpo". È non è una battuta, perché quest'anno anche la scoperta delle onde gravitazionali (che tratteremo in altra tappa) ha dato conferma che i calcoli del fu ripetente in matematica e scienze, a Milano, Herr Albert Einstein, erano, o meglio, sono esatti e hanno confermato la scoperta dell'esistenza, e/o la soluzione di fenomeni nel nostro Universo. Questi calcoli erano stati fatti su carta a inizio secolo, mentre la conferma dei loro risultati è giunta dalle più evolute tecnologie scientifiche di Virgo (come summa di macchina e cervello umano) un secolo dopo. E in questo Einstein è per parte di metodo un "classico", quasi come un Giano Bifronte. Guardando indietro verso la dimensione epistemologica newtoniana ha proiettato la sua resistenza e incomprensione in avanti verso quella (scoperta o per certe frontiere costruita) dei Meccanici quantistici, come li chiama mio figlio, quasi assimilandoli a quelli della Ferrari. 



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