BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FESTIVAL DELLE SCIENZE/ La "frattura" che ha cambiato la Fisica

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Nella fisica classica, in cui includiamo anche il Grande Vecchio, Giano Bifronte, per i motivi detti nei precedenti articoli, si può sempre misurare con precisione massa, energia, velocità posizione in un dato momento. Con la meccanica quantistica questo diviene - per logica matematicamente dimostrabile - non possibile (Feynman direbbe con un paradosso: per illogica matematicamente dimostrabile). Tuttavia lo stato di non possibilità attuale, che secondo un puro ragionamento storico scientifico non va letto come impossibilità futura, corrisponde a una rosa di possibilità che il quanto possiede. Non sapremo mai dove esso si trovi e se esso si trovi in un intervallo di tempo A, B pur avendo il dato d'inizio da sviluppare grazie a formule note. Infatti, si dice che la particella si muove nel cosiddetto "spazio hilbertiano" che potremmo decodificare come il paradiso delle sue probabilità di esistere. Tali probabilità per lo scrivente (che se ne assume tutta la responsabilità) non vanno intese in modalità virtuale, bensì reale: perché esistono contemporaneamente in potenza e atto visto che, per quanto le riguarda, le qualifichiamo come stati e/o livelli di energia. Tali sono gli "autostati", che in linguaggio corrente potremmo chiamare posizioni a loro volta individuabili come condizioni probabilistiche istantanee di potenza e atto. 

Quindi noi possiamo sapere dove si trova una particella nel momento della misura. E ne conosciamo (o ne fissiamo?) l'esistenza (se consideriamo il collasso come atto di "creazione") in quello spazio, in quella posizione osservandola. In tal caso accade che è l'osservazione, cioè la misura possibile del cosa/dove/quando, a dare esistenza riscontrabile alla posizione del quanto. Per essere preciso più che posizione i fisici parlano di "autostato e/o autovalore". Bello vero? Sa di magico… anzi, è proprio magico per una condizione non solo di partenza, ma anche di arrivo. Di fronte all'indeterminazione di Heisenberg, che regna sovrana nel caso delle singole particelle, eccelle invece la certezza della prevedibilità di comportamenti di n quanti strutturati per l'elaborazione cede il passo al momento 

Quanto questo fosse confliggente in Einstein, per la sua concezione di simmetria e per la sua ricerca di unità nella lettura e nell'interpretazione della Natura, appare chiaro. Ecco perché Einstein esclamò che "Dio non gioca a dadi", diventando famoso, oltre che per tutto il resto, anche per questa espressione… Ma non tutti sanno che Bohr con lo stile pacato che lo contraddistingueva rendendolo amato da tutti i "giovani fisici", rispose: "Non è compito degli scienziati dire a Dio come funziona il mondo, ma solo scoprirlo".

Parlando e passeggiando durante questa tappa, dopo aver svoltato su una strada più attraente, non ho tuttavia dimenticato di dover tornare al cosiddetto "secondo motivo: perché importante Magueijo". La soluzione è nelle sue parole. Nonostante i successi e le conferme per la teoria della relatività e per quella del big bang che a essa si ricollega, non v'è nemmeno un ponte tibetano a unificare le sponde rocciose del crepaccio della gravità e della meccanica quantistica. Anche sul big bang e quanto a esso correlato sappiamo poco e per darci possibilità di integrare i contributi bisogna creare nuove condizioni esplicative, nuove geometrie doppie di spaziotempo, nuove ipotesi sulla velocità della luce, intesa come velocità variabile e non come una costante. Tutto ciò in attesa di un fattore/elemento/sviluppo cruciale capace di dare una svolta e un nuovo indirizzo per ottenere le risposte attese.

Come ben sappiamo, poiché apparteniamo al genere umano, le predette risposte è difficile che siano definitive.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
12/06/2016 - Funzione d'onda (Pierluigi Assogna)

Dottor Cardarelli, prendo l'occasione per una domanda che mi "rode" da un po': il collasso della fuzione d'onda, che avviene al momento della misura, presumo che in realtà avvenga anche alla prima interferenza fisica della particella in viaggio nello spazio con qualsiasi altra particella. Se questo è vero, cosa confligge con l'ipotesi che lo stato della particella oscilli continuamente attraverso tutte le possibili configurazioni (anzichè mantenersi in una sovrapposizione di queste) e che il valore al momento del collasso dipenda solo dall'istante? In questo modo mi pare sarebbe risolto il paradosso EPR: le due particelle "entangled" oscillano sincronicamente. Grazie.