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WHAT?/ Gli astrofisici al Meeting: "questa è la tecnologia che sogniamo"

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Battiston riprende il tema della simulazione, che "non ci permette di imparare qualcosa di nuovo, ma ci permette di capire ciò che non capiamo. Per fare un esempio, noi capiamo solo il 5% dell'ammontare di energia e massa dell'universo, il rimanente 95% lo chiamiamo materia o energia oscura, ma non lo capiamo. Noi col Cern abbiamo grattato la superficie del mistero dell'universo, ma sarà la prossima generazione di scienziati e tecnologie ad andare a fondo nel problema. La nostra consapevolezza deriva dalle simulazioni, che, con i dati che noi inseriamo, a seconda di quanto il risultato è realistico, ci danno la misura di quanto conosciamo il fenomeno".
Interessante è anche capire che tipo di collaborazione si attua tra ricercatori e tecnici. Secondo Couvares la tecnologia ha creato a sua volta discipline diverse all'interno della scienza e quindi nuova ricerca; ad esempio con la crescita della complessità dei computer si rende necessaria anche un'automatizzazione di alcuni processi, richiesta che ha creato una nuova area di ricerca. "Ma l'aspetto più importante è la ricerca di nuovi aspetti e ambiti attraverso i quali la tecnologia può aiutare la scienza, e questa ricerca si fonda sul rapporto tra tecnico e scienziato. Ci sono ancora molti i problemi che la tecnica può risolvere, per esempio la coordinazione delle migliaia di scienziati che collaborano nel mondo: anche solo qualche piccola correzione nelle collaborazioni potrebbe comportare enormi risparmi di risorse".
Se chiedete a Battiston quali siano le sue aspettative nei confronti della tecnologia, non esita: "Il traguardo che sogno dalla tecnologia è quello di liberare l'uomo dai problemi della quotidianità, affinché si possa concentrare sui suoi interessi più autentici".



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