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WHAT?/ Gli astrofisici al Meeting: "questa è la tecnologia che sogniamo"

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Chi più degli scienziati è interessato alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia? Gli astrofisici poi sono legati a corda doppia all'innovazione tecnologica. Da un lato hanno bisogno di strumenti sempre più potenti e precisi per sondare le profondità cosmiche: ad esempio per riuscire a catturare le onde gravitazionali, come è successo qualche mese fa in quella che può già essere considerata la scoperta del secolo. Dall'altro contribuiscono a produrre nuova tecnologia, mettendo a disposizione laboratori collocati nello spazio, come accade ad esempio sulla Stazione Spaziale Internazionale dove si sperimentano nanomateriali e biotecnologie.
È stato perciò molto stimolante per tutti, al Meeting, nello speciale spazio WHAT - What's Human About Technology di Ceur e Euresis, dialogare con Roberto Battiston, astrofisico e presidente dall'Asi (Agenzia Spaziale Italiana) e con Laura Cadonati e Peter Couvares, scienziati della collaborazione LIGO che ha messo a segno appunto il colpo grosso della rilevazione delle onde gravitazionali previste un secolo fa da Albert Einstein.
Richiesti di esprimersi sull'attuale accelerazione della tecnologia, se essa si traduca sempre in un vantaggio, non hanno avuto dubbi. "Ovviamente — dice Battiston — la risposta per lo scienziato è che la tecnologia è sempre un vantaggio, in quanto migliori sono gli strumenti, maggiori saranno le risposte da indagare. È facile capire perché in alcuni settori il progresso tecnologico sia molto neutrale. Le tecnologie sono state spinte fino a livelli inimmaginabili, e nessuno ha sentito il bisogno di porsi problemi, al di fuori di quello del denaro necessario, che in una civiltà evoluta come la nostra non è un problema. Chiaramente spostandosi in altri settori come la biologia, la genomica e le scienze della vita nascono dei problemi etici particolarmente delicati. Fortunatamente io sono un fisico e mi occupo di una scienza inerte, di un universo che posso interrogare a piacere senza che nascano problemi di etica. Certamente altri fisici, per esempio durante la seconda guerra mondiale con la creazione della bomba nucleare, si sono trovati in una situazione in cui quanto detto non sarebbe corretto dal momento che, nonostante la fisica si occupi di materia inerte, quando applicata nella realtà comporta dei problemi etici; che tuttavia non sono propri dello scienziato, ma della società tutta".
Bisogna quindi stare attenti nello scaricare ogni responsabilità sullo scienziato: è la società a doversi regolamentare, lo scienziato lavora in funzione delle domande che essa pone. Ci dev'essere un accordo sulle tematiche da affrontare, altrimenti si vengono a creare dibattiti infiniti dettati dalla dicotomia tra curiosità e morale.



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