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WHAT?/ Ferrari (nanotecnologo): scienza o tecnologia, non possiamo fare a meno dei "limiti"

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È uno dei fondatori della nano/micro-tecnologia biomedicale, in particolare nelle sue applicazioni per la somministrazione di farmaci, il trapianto di cellule, bioreattori impiantabili e altre innovative modalità terapeutiche. Mauro Ferrari è partito da Padova, dove trent'anni fa si è laureato in matematica, per poi approdare dapprima in California, dove si è laureato in ingegneria meccanica a Berkeley e poi in Ohio per frequentare la scuola di medicina presso l'Ohio State University; infine in Texas, dove vive e dove è presidente e ceo dello Houston Methodist Research Institute, direttore dell'Institute of Academic Medicine del Methodist Hospital System ed executive vice president del Methodist Hospital System (Tmhs), oltre che presidente della The Alliance for NanoHealth.
È al Meeting di Rimini, dove era già stato qualche anno fa, questa volta per parlare di come "L'altro è un bene ... nella ricerca". Lo fa raccontando tre storie nelle quali come scienziato non solo ha cercato di applicare la scienza più avanzata per curare, ma ha accompagnato i pazienti in un cammino di ripresa e di crescita umana. L'abbiamo incontrato, in visita allo spazio WHAT, prima dell'incontro, molto partecipato, col grande pubblico.

Nelle nanotecnologie fino a che punto si può parlare di scienza e fino a che punto si può parlare di tecnologia? Stanno forse cadendo le tradizionali distinzioni tra scienza e tecnologia?
Guardando alla storia degli sviluppi scientifici dell'umanità, noi vediamo come le cose più importanti cambiano nell'interfaccia; quindi è ragionevole, quando la conoscenza aumenta in modo esponenziale come adesso, pensare che queste frontiere debbano essere più fluide. Personalmente non vedo una vera utilità nei confini tra le discipline, li trovo addirittura controproducenti e confido che scompaiano. Questo vale anche per la differenza tra scienza e tecnologia; non conosco il confine che le separa, ma mi è lampante il confine tra ciò che è  utile e ciò che è solo fine a se stesso.

Le tecnologie moderne portano all'estremo benefici e rischi: grandi benefici e grandi rischi. Vale anche per le nanotecnologie?
Il mondo delle nanotecnologie non ha delle grandi divisioni disciplinari, e da questo nasce la sua possibilità di beneficio; ma anche dei potenziali rischi. Io amo le cose utili e vedo che le nanotecnologie sono sempre più necessarie in molte situazioni. Chiaramente, considerando la riduzione delle frontiere, bisogna dire che non sono solo le nanotecnologie ma è l'insieme a dare il risultato. Oggi, come testimoniato dalle maggiori riviste di settore, abbiamo speranze molto forti di sconfiggere una parte consistente dei casi di male metastatico, la causa di morte dei molti malati di cancro, e questo è certamente un beneficio.

E per quanto riguarda i rischi ambientali e di salute causati dalle nanoparticelle? 



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