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WHAT?/ Arrivano le pellicole di plastica che possono generare energia elettrica

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Credit: Ribes-Tech  Credit: Ribes-Tech

Si è laureato in ingegneria elettrica nel 2009, con una tesi su "Effetti della potenza incidente sull'efficienza di fotorivelatori organici" e già da quei lavori si delineava un possibile interesse per gli sviluppi delle nanotecnologie. Antonio Iacchetti è andato avanti spedito su questa linea e nei giorni scorsi ne ha parlato al Meeting di Rimini, ospite — insieme al fisico delle particelle Fabrizio Bianchi — di uno degli incontri dello spazio "WHAT? - What's Human About Technology".  Subito dopo la laurea è entrato in uno dei centri al top di queste tecnoscienze, il Centro di Nanoscienze e Tecnologie dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT); ma nello stesso anno ha iniziato a perseguire un dottorato di ricerca in Information Technology presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano. Nel frattempo, grazie a una borsa di studio "Roberto Rocca", ha potuto trascorrere cinque mesi, nel 2011, come ricercatore ospite presso il laboratorio ONE Lab del MIT di Boston diretto dal professor Vladimir Bulovic. Adesso è ancora in un momento di svolta del suo itinerario lavorativo e di ricerca.

Iacchetti, cosa sta cambiando nel suo lavoro?
Fino a pochi mesi fa ero un ricercatore all'IIT, ma ora sono nel mezzo di una nuova avventura: con la start-up Ribes Tech abbiamo portato ciò che avevamo sviluppato in laboratorio ad una fase successiva, il prodotto.

Di cosa vi occupate?
Noi ci occupiamo di una nuova tipologia di moduli fotovoltaici; mantenendo il principio di base dei moduli ben noti, abbiamo realizzato un nuovo oggetto: pellicole di plastica che possono generare energia elettrica. È un'innovazione che non punta tanto a sostituire i vecchi moduli ma che può portare a molte nuove applicazioni del fotovoltaico.

Su cosa fa leva il vostro nuovo sistema?
Alla base del nostro processo c'è l'utilizzo della stampa. La nostra innovazione ha delle somiglianze con quella fatta da Gutemberg con la stampa a caratteri mobili: come lui ha innovato il processo produttivo di qualcosa che già esisteva, non ha inventato un nuovo oggetto (il libro) e non ne ha nemmeno migliorato la qualità, perché molti libri precedenti erano già dei capolavori; è stato un cambiamento del processo produttivo, che ha trasformato la funzionalità e l'utilizzo del libro. Così noi: abbiamo preso dispositivi già noti e, cambiandone il processo realizzativo, ne abbiamo cambiato anche le potenzialità e abbiamo dato loro nuove funzionalità. Ad esempio, diamo funzionalità elettroniche a pellicole, a supporti flessibili. Il mondo dell'elettronica è abituato a processi molto particolari e complessi, che permettono cose fantastiche ma realizzano gli oggetti cui ormai siamo abituati, mentre l'utilizzo della stampa nella produzione elettronica è una vera rivoluzione.

E dove intervengono le nanotecnologie?
Il cuore di questo nuovo processo sta nelle nanoparticelle, nei materiali polimerici che utilizziamo e che possono avere proprietà inedite, come la conduzione elettrica, ed essere sciolti per creare un inchiostro: sono materiali estremamente innovativi, che a seconda della composizione offrono caratteristiche differenti come flessibilità, capacità di conduzione e colore.

Quali possono essere allora le applicazioni?



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