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WHAT?/ Capolavori in realtà virtuale: fedelissimi ma pur sempre "copie"

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Ramo di mandorlo di Vincent van Gogh  Ramo di mandorlo di Vincent van Gogh

Per quanto riguarda lo studio delle opere d'arte antiche ovviamente la possibilità di vedere con più attenzione e con maggiori dettagli le singole opere è un grande aiuto. Non bisogna però arrivare a sostituire quella che è una riproduzione, anche perfetta, con l'originale.

 

Con riproduzioni come quella appena vista di Fujifilm, in grado di ricostruire un quadro con un grado elevatissimo di fedeltà, stiamo andando oltre l'idea di copia? Qual è il valore aggiunto rispetto all'originale? 

 Questo esempio, che riconosco essere davvero sorprendente per la fedeltà all'originale, si pone come il vertice di un percorso, di una tendenza che nella storia dell'arte è sempre esistita, cioè quella di copiare o far copiare opere, dipinti o sculture, per averle a disposizione come modello per la propria o altrui attività artistica – si pensi alle Accademie - o come pezzi per i collezionisti, che per evidenti motivi non potevano entrare in possesso dell'originale. Il valore dipendeva dalla fama dell'originale, dalla fedeltà al prototipo, dalla notorietà del copista. Rimaneva comunque una copia. A volte si richiedeva allo stesso autore dell'originale una replica identica: al Prado di Madrid e all'Ambrosiana di Milano ci sono due Presepi di Federico Barocci, praticamente identici e autografi del pittore urbinate; l'immagine è notissima, ma non so quanti si accorgono che le didascalie portano musei e città diverse. Nel caso specifico di questa immagine in 3D e in genere per questi prodotti tecnologici, usiamo il termine "riproduzione", che forse corregge l'accezione negativa che ha assunto nel corso del Novecento, ma la sostanza – direi anche commerciale – non cambia. 

 

E cosa c'è di speciale nell'originale? 

 I fattori che immediatamente distinguono e rendono unico l'originale sono principalmente due. Il primo è la sua materialità, in quanto i materiali dell'originale – quella tela, quei pigmenti, quelle vernici - non saranno mai quelli della riproduzione. L'altro è la sua storicità: l'essere accaduto in un momento, in un luogo e soprattutto dall'esperienza specifica di un uomo assolutamente irripetibili nel loro accadere. Davanti all'originale di Van Gogh noi possiamo immedesimarci nel fatto che lo stiamo guardando proprio come lo guardava e lo viveva l'artista nel suo farsi con i suoi pennelli, lesue spatole e i suoi colori. Dentro quell'opera c'è la comunicazione della sua esperienza. Quando siamo davanti all'originale questi fattori sono percepibili come se avessimo Van Gogh di fianco. La materialità e la storicità incidono anche sul fatto che tutte le opere d'arte dalla loro pubblicazione ad oggi si sono inevitabilmente più o meno trasformate. Per capire: questa che vediamo è una stupefacente riproduzione del Mandorlo nello stato di conservazione di oggi e non eseguita il giorno stesso della sua creazione. Del resto proprio l'assetto materiale e il percorso storico delle opere sono i fattori che la realizzazione di copie o riproduzioni ha sempre rinunciato a riprodurre: della Pietà Vaticana di Michelangelo esistono copie in gesso, realizzati da calchi direttamente eseguiti sull'originali, quindi formalmente perfetti ma materialmente diversi (anche più economici).

 

Che senso può avere allora accostarsi alla riproduzione virtuale? 



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