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HIV, PREVENZIONE È L'EDUCAZIONE/ Il profilattico non basta. La prova? I migranti si infettano in Europa

Hiv, la vera prevenzione è l'educazione? Il profilattico non basta: i migranti si infettano in Europa. Serve allora una nuova strategia: forse aveva ragione Benedetto XVI...

Hiv, la vera prevenzione è l'educazione? Hiv, la vera prevenzione è l'educazione?

E se l'Aids non fosse un'emergenza solo africana? Il problema potrebbe riguardarci molto da vicino, perché uno studio ha scoperto che più della metà dei migranti risultati positivi al test dell'HIV avrebbero contratto l'infezione dopo essere arrivati nei paesi ospitanti. Per i ricercatori dell'Instituto de Salud Carlos III di Madrid questi dati sono la prova di un'inadeguata prevenzione contro la diffusione dell'HIV in Europa. La percentuale di infezioni dopo la migrazione era maggiore tra le persone provenienti da altri Paesi europei (71%), dall'America Latina e dai Caraibi (71%) rispetto ai migranti dell'Africa subsahariana. Lo studio Advancing Migrant Access to Health Services in Europe (aMASE) è dunque destinato a far riflettere: troppo spesso si pensa che siano i migranti a portare l'Hiv dall'Africa in Europa, ma in realtà in alcuni casi, come in Grecia, il 95,3% delle infezioni tra migranti avviene proprio nelle aree di accoglienza. Abbiamo sempre pensato che le campagne di prevenzione e sensibilizzazione all'uso del profilattico siano indispensabili contro l'Aids, eppure è nel Vecchio Continente che i migranti contraggono il virus dell'Hiv.

HIV, IL PROFILATTICO NON BASTA: SERVE NUOVA STRATEGIA

L'ALLARME IGNORATO LANCIATO DA BENEDETTO XVI

Fino ai tempi recenti si è dato per scontato che le persone africane con diagnosi di Hiv abbiano contratto il virus nel continente d'origine prima della migrazione, ma gli studi scientifici stanno smentendo questa convinzione. C'è evidentemente qualcosa che non torna. A lanciare l'allarme anche uno studio presentato allo , che si è concentrato sui migranti trasferitisi in Francia: il 35-49% dei migranti ha contratto l'infezione quando già viveva nel paese. Dello stesso avviso gli epidemiologi britannici con uno studio del 2012. Da questi studi emergono indicazioni importanti: se la trasmissione del virus avviene prevalentemente dopo la migrazione, evidentemente c'è qualcosa che non va nel sistema di prevenzione. Non è detto allora che il profilattico sia l'unica soluzione al problema. E proprio l'Europa portavoce di concetti come la prevenzione evidentemente non ha agito bene sul fronte educativo.

Benedetto XVI ci aveva allora visto giusto? Le sue dichiarazioni, aspramente criticate, furono sostenute dall'Università di Harvard e dall'Imperial College di Londra, i cui scienziati nel 2011 spiegarono che nelle zone dove la diffusione dei profilattici è più capillare c'è una maggiore incidenza di Aids, questo perché l'uso del profilattico dà l'illusoria sensazione di essere protetti, quando in realtà è l'elevato numero di partner a far crescere la possibilità di contrarre il virus, nonostante l'uso del condom. Se allora la diffusione del condom non è accompagnata da una promozione dell'educazione alla sessualità responsabile, come si può frenare il contagio? Anche per l'antropologo americano Edward Green Benedetto XVI aveva ragione: la diffusione del profilattico deve essere subordinata ad una strategia di educazione alla fedeltà e alla monogamia, perché senza quest'ultima la promozione del profilattico potrebbe peggiorare la diffusione del virus.

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