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Società

ELUANA/ Ecco un'altra vittima della guerra dei diritti ad ogni costo

Siamo di fronte a una decisione senza precedenti: un tribunale dello stato italiano legittima e permette a un padre di far morire di fame la figlia gravemente disabile. Come altro definirlo se non un barbaro omicidio? VOTA IL SONDAGGIO.

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Eluana Englaro morirà di fame e di sete. Impiegherà «grossomodo 15-20 giorni  […] anche se non è possibile stabilire esattamente il tempo»: ce lo ha spiegato Mario Riccio, il medico che ha sospeso la ventilazione a Piergiorgio Welby e che giudica positivamente la conclusione della vicenda.

Alcune settimane di agonia, quindi, per Eluana, dopo quest’ultimo, definitivo pronunciamento della Cassazione, che segna una delle pagine più nere della giustizia italiana.

Ora tutto dipende da Beppino Englaro: resta valida la sentenza della Corte di Appello del luglio scorso, secondo la quale il padre di Eluana non è obbligato a sospendere la nutrizione artificiale, ma solo autorizzato a farlo “in hospice o in altro luogo di ricovero confacente”. In altre parole: secondo i giudici Beppino Englaro può lasciare morire di fame e di sete sua figlia in strutture sanitarie pubbliche o private, e pure a casa sua, purché il luogo scelto sia adeguato, ma nessuno è obbligato ad eseguire la sentenza e lui stesso potrebbe ancora decidere di fermarsi, e non andare avanti.

Chi accoglierà la richiesta del padre di Eluana e lo aiuterà a sospendere l’alimentazione di sua figlia, quindi, lo farà per una scelta libera e consapevole e se ne assumerà tutta la responsabilità, politica e morale, davanti al popolo italiano.

Dire che in questo modo Eluana sarà “lasciata andare” e morirà naturalmente non corrisponde alla realtà dei fatti: Eluana sarebbe morta naturalmente subito dopo l’incidente stradale per via del trauma cranico e di una emorragia cerebrale, solo se non fosse stata rianimata, come invece era doveroso da parte dei medici. La morte per mancanza di nutrizione di Eluana, adesso, non ha niente di naturale.

D’altra parte non è possibile parlare di alimentazione ed idratazione come di terapie mediche, solo perché vengono somministrate con un atto medico (con l’uso del sondino naso gastrico o anche con un “tubo nello stomaco”, come spesso viene detto), così come il parto continua ad essere naturale anche se viene fatto in ospedale, con il battito cardiaco del feto monitorato, e con interventi e manovre del ginecologo, più o meno invasive.

Se Eluana, pure in stato vegetativo, fosse ancora in grado di deglutire, potremmo dire che la sua alimentazione è “naturale” solo perché le suore che la accudiscono potrebbero usare un cucchiaio anziché un sondino?

E comunque, che differenza c’è fra Eluana, incapace di relazionarsi con il mondo esterno e completamente dipendente dalle persone che la accudiscono, e un grave disabile mentale, o anche un malato di Alzhaimer, incapaci anch’essi di relazione, senza consapevolezza di ciò che li circonda, e privi di qualsiasi autonomia?

Siamo sicuri che le sentenze dei vari tribunali su Eluana Englaro non si possano estendere molto presto anche ad altri disabili gravi?

E’ oramai evidente a tutti che solo approvando una legge che entri nel merito delle dichiarazioni anticipate di trattamento si può cercare di correggere la deriva eutanasica che è entrata nel nostro ordinamento giuridico. Come abbiamo già avuto modo di dire nei mesi passati, paradossalmente anche una norma che vieti esplicitamente l’eutanasia non impedirebbe la sospensione della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro che morirà, secondo la giustizia italiana, non per eutanasia ma perché sarà rispettata la sua volontà, e cioè il rifiuto dei trattamenti a cui è sottoposta.

Le sentenze relative al caso di Eluana Englaro non nascono dal nulla, ma sono l’esito inevitabile di una interpretazione estrema del concetto di autodeterminazione della persona, nel quale le libertà di cui ogni essere umano dispone si trasformano in diritti: con la legge 40 sulla fecondazione assistita il punto in questione era il diritto al figlio (e pure sano). Con i DICO era in gioco invece il diritto ad essere riconosciuti come famiglia, indipendentemente dagli impegni assunti e dal sesso, mentre con Welby prima ed Eluana adesso si è passati dalla libertà di cura al diritto a morire, basandosi su una giurisprudenza che negli ultimi anni si è sempre più orientata in questo senso.

E intanto il Consiglio Superiore della Magistratura si è organizzato per difendere i giudici della Corte di Cassazione dagli attacchi che si sono levati nei loro confronti: è stata già formalizzata all’interno del Csm la richiesta di un intervento a tutela dei giudici della Cassazione che si sono pronunciati sul caso di Eluana Englaro.

Un’iniziativa a dir poco inquietante, e sicuramente insolita. Sappiamo bene che la legge va rispettata. Ma speriamo che, di fronte a una sentenza che lascia morire di fame e di sete una persona in base a frasi pronunciate vent’anni prima, e che introduce di fatto l’eutanasia nel nostro paese, rimanga almeno la libertà di criticare, anche energicamente, e di prendere pubblicamente posizione.

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COMMENTI
25/12/2008 - A proposito di Eluana (Carla D'Agostino Ungaretti)

Io penso che le valutazioni dei giudici e di chi è favorevole all'eutanasia per Eluana siano infarcite di ipocrisia. Qui non c'entra per niente "l'estremo gesto di rispetto", gentile eufemismo usato dalla Cassazione, perché staccando il sondino si farebbe morire di disidratazione (morte atroce) una povera creatura che non può difendersi. Avessero allora il coraggio di dichiarare lecita in questo caso l'iniezione letale! Almeno la morte sopravverrebbe subito e non dopo giorni e giorni di agonia.E non parlassero di "cure palliative"! A che servirebbero se fossero sicuri che Eluana non sente nulla? Questo, che per i medici dovrebbe essere un dubbio tremendo, non è sufficiente a farli deflettere dalla strada, puramente ideologica, intrapresa. Ma l'iniezione letale non la proporranno mai perchè evoca troppo la tanto esecrata pena capitale stile USA, come se la fine di Eluana non fosse anch'essa un'esecuzione capitale e per giunta molto più penosa! Che Dio protegga quella povera creatura dal suo stesso padre e dai medici!

 
16/11/2008 - Mala tempora currunt (Lindo Caprino)

Questi giudici che ci troviamo ora nei nostri tribunali sono i figli del '68, cresciuti nell'epoca in cui si gridava "vietato vietare"! Perciò per loro tutto deve essere possibile, ad iniziare dall'aborto di stato per finire all'eutanasia. Non esiste più una morale naturale assoluta o un diritto oggettivo: uno si costruisce la sua etica, facendosi le leggi o le sentenze adatte: a questo punto siamo arrivati! Altro che "Stato di diritto"; qui c'è lo "Stato di delitto"! FERMATE IL MONDO! VOGLIO SCENDERE!

 
14/11/2008 - i figli non sono dei padri (ambrogio de ponti)

mi domando come può un padre desiderare la morte del figlio, i figli non sono proprietà dei padri. Se non resiste davanti al dolore che la codizione della figlia gli procura ,la abbandoni, come tante madri fanno dei propri figli, che poi, vengono adottati da altre madri. Anche qui ci sono delle madri disposte ad accogliere sua figlia, cosi come è, le suore che la curano

 
14/11/2008 - Tanto vale dar fuoco ai barboni... (Francesco Giuseppe Pianori)

Penso a questo punto che abbiano fato bene quei balordi riminesi che hanno dato fuoco ad Andrea, il barbone che viveva vicino alla Chiesa della Colonnella e di cui hanno parlato scandalizzatissimi tutti i quotidiani nostrani. Lui, infatti, aveva già deciso da tempo di non far parte di questa società civile, era già un "morto civile". I balordi hanno semplicemente soddisfatto una sua libera scelta. Sto sragionando? Ma è lo stesso ragionamento dei Giudici che hanno dato il permesso perché il padre possa esaudire il desiderio di morte espresso - dicono - da Eluana anni fa. "Tu non credei ch'io loico fossi" fa dire Dante al diavolo ad un consigliere fraudolento finito all'inferno.