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Società

Senza sussidiarietà non esiste libertà

Come ha detto Benedetto XVI all’ultima Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, non si può parlare di libertà senza parlare di sussidiarietà. Essa non è altro che l’espressione del naturale desiderio umano di autogoverno. Ne tengano conto i responsabili del bene comune

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Si è svolta in Vaticano, dal 2 al 6 maggio, la XIV Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema “Perseguire il bene comune: come la solidarietà e la sussidiarietà possono lavorare assieme?”. Se da sempre il tema della solidarietà ha suscitato interesse, il principio di sussidiarietà è tornato di attualità solo negli ultimi anni. È solo nel 2001 infatti che il principio viene inserito nella Costituzione italiana ed è solo negli anni più recenti che i politici dichiarano di volersi ispirare ad esso. L’ultimo, in ordine di tempo, è il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che, al congresso delle Acli di venerdì scorso, ha affermato di voler fare di Roma il primo comune governato dalla sussidiarietà.

I lavori della Sessione dell’Accademia delle Scienze Sociali, coordinati dal sociologo Pierpaolo Donati ed animati da autorevoli studiosi, ha avuto il suo culmine sabato 3 maggio, quando si è svolta l’udienza con Benedetto XVI. Il Papa ha così sintetizzato il suo personale contributo al tema in discussione: “In che modo la solidarietà e la sussidiarietà possono operare insieme nella ricerca del bene comune in un modo che non solo rispetti la dignità umana, ma le permetta anche di prosperare?”. Il Papa ha inoltre più volte mostrato che l’approccio a tali problemi non può essere innanzitutto sociologico e analitico, ma deve rifarsi a una concezione antropologica non ridotta e all’esperienza spirituale di ogni uomo: i principi di solidarietà e sussidiarietà “non sono semplicemente ‘orizzontali’: entrambi possiedono un’essenziale dimensione ‘verticale’. […] Questa è la dimensione ‘verticale’ della solidarietà: sono spinto a farmi meno dell’altro per soddisfare le sue necessità (cfr. Gv 13, 14-15). […] Parimenti, la sussidiarietà, che incoraggia uomini e donne a instaurare liberamente rapporti donatori di vita con quanti sono loro più vicini e dai quali sono più direttamente dipendenti, e che esige dalle più alte autorità il rispetto di tali rapporti, manifesta una dimensione ‘verticale’ rivolta al Creatore dell’ordine sociale (cfr. Rm 12, 16, 18)”.

II Papa ha quindi concluso mostrando come mai oggi sia vuoto e inconcludente parlare di libertà senza la dimensione della sussidiarietà che ne permette l’espressione in ambito sociale. Infatti: “Una società che onora il principio di sussidiarietà libera le persone dal senso di sconforto e di disperazione, garantendo loro la libertà di impegnarsi reciprocamente nelle sfere del commercio, della politica e della cultura (cfr. Quadragesimo anno, n. 80). Quando i responsabili del bene comune rispettano il naturale desiderio umano di autogoverno basato sulla sussidiarietà lasciano spazio alla responsabilità e all’iniziativa individuali, ma, soprattutto, lasciano spazio all’amore”.

La presentazione di numerose esperienze concrete quali la Fondazione Banco Alimentare Onlus, l’organizzazione non governativa Avsi, l’economia di comunione, il microcredito, ha mostrato esemplificativamente come nessuna teoria e nessuna scelta politica, per quanto raffinate, potranno portare a un cambiamento e a un affronto realista dei problemi attuali, sia a livello nazionale che internazionale, se dimentica queste autorevoli indicazioni del Papa, frutto della riflessione sull’esperienza concreta delle migliori good practices dell’uomo di ieri e di oggi.

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