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Società

La vera rivoluzione parte dalla condivisione con la vita di ogni uomo

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Ogni area divenne a poco a poco un nuovo quartiere. Il terreno era stato comprato a buon prezzo (tra il 10% e 20% circa del valore), ma ora occorreva dotarlo di infrastrutture di base e trasformarlo in un luogo degno di essere abitato. La nostra esperienza ci aveva insegnato che non era difficile comprare la terra, nè costruire una casa, ma costruire un nuovo quartiere era molto più difficile.

 

Organizzammo gruppi di persone per seguire le varie e diverse necessità: alcuni si occupavano della salute di base, altri della scuola e così via. A poco a poco queste aree diventarono luoghi dignitosi, forniti di acqua, luce, rete fognaria, scuola e tutto il necessario.

 

Uno dei problemi più gravi era però l’assistenza medica, che era precaria, come del resto in tutto il Brasile. I centri sanitari che la comunità aveva organizzato erano insufficienti rispetto al bisogno. Cercavamo di trovare delle alternative e in una delle assemblee mensili ci venne un’idea. In Brasile esistono imprese sanitarie private disposte a praticare, a gruppi consistenti di persone, un prezzo molto minore rispetto a quello di mercato. Perchè non ipotizzare un piano collettivo di assistenza medica? In poco tempo riuscimmo a stipulare una convenzione con un’impresa sanitaria privata, che realizzò un progetto che oggi serve, con grande qualità, più di 22.000 persone.

 

Rispondevamo alla realtà in questo modo: ogni problema ci faceva cercare una risposta, provando sempre a coinvolgere la comunità nel trovare le soluzioni. Il lavoro cominciato da due persone, Cleuza ed io, a poco a poco ne coinvolgeva di nuove, che incontravano il movimento per risolvere il proprio problema abitativo e, una volta risolto, si implicavano per gli altri. Oggi, un nucleo di circa 40 persone aiuta a organizzare e coordinare più di un centinaio di gruppi - sempre provocati dalle persone e dalle necessità che rappresentano - nati nella città e nei municipi vicini.

 

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