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Società

CROCIFISSO/ 1. Weiler (NY University): no allo Stato neutro che nega le identità

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Non vogliamo che nella scuola queste scelte vengano nascoste. Noi vogliamo insegnare la tolleranza - che significa accettare l’alterità dell’altro, non nascondere l’alterità degli altri. Questa è la sfida educativa più grande che oggi abbiamo innanzi

 

Quindi, sempre a una prima impressione, ciò che è veramente deludente della decisione è 1. che sembra non cogliere in pieno la nuova realtà multiculturale della nostra società e la sfida educativa che pone - ossia di insegnare ai nostri ragazzi a rispettare e a accettare l’alterità dell’altro, e di interpretare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo alla luce di questa sfida; e 2. che ci riporta indietro al XVIII secolo e alla convinzione che la laicità e i corridoi scolastici senza religione siano dei modi in cui lo Stato esprime la propria neutralità.

 

Il bambino ateo entra in questo recinto scolastico senza alcuna sfida alla propria identità. I corridoi della scuola, ormai religiosamente denudati, confermano la sua visione del mondo, mentre sfidano la visione del mondo del bambino credente. Ci devono essere modi più sofisticati e tolleranti di trattare questioni così profonde come quella dell’identità e dell’educazione.

 

La prima impressione è che il tipo di pensiero che si riflette nella decisione sia il modo sbagliato di insegnare la tolleranza nella nostra società complessa. Però, per confermare questa prima impressione, ci vuole uno studio più approfondito della sentenza.

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COMMENTI
09/11/2009 - Un colpo al cerchio e uno alla botte? (Marco Esposito)

La posizione di Weiler mi sembra alquanto cerchiobottista. Cosa significa trovare modi creativi di promuovere l'identita' religiosa di tutte le componenti della classe? Teoricamente, posto che ciascun individuo in linea di principio potrebbe avere la sua religione, potremmo trovarci le pareti tappezzate di ninnoli di ogni genere. Certo che il crocifisso e' un simbolo religioso ma non e' IN QUANTO simbolo religioso che viene appeso nelle classi all'interno delle scuole di stato in uno stato non confessionale come l'Italia, bensi' come sintesi simbolica di una tradizione anzitutto pedagogica che ha formato e forma la nostra mentalita'. In altri termini: se ci sono scuole di stato e' perche' ci sono crocifissi, cosa che non vale (pur senza niente togliere al rispetto dovuto) per stelle di Davide e mezzelune. Questa e soltanto questa, credo, e' la linea piu' sensata per argomentare contro la rimozione del crocifisso. La sfida che poi si pone per tutti, cristiani e non, e' la domanda circa l'origine di questa tradizione di cui tutti, volenti o nolenti, beneficiamo. Ma questa non si affronta appendendo o staccando oggetti dal muro.

 
05/11/2009 - La sentenza? Una giusta Provocazione! (ivano mignogna)

Sicuramente il Crocifisso è un simbolo religioso che racconta di un Fatto, e che dall'avvenimento di quel Fatto mi pare che il percorso umano ha cambiato qualcosa. Tanto credo da "condizionare" i valori universali, quelli che oggi chiamiamo valori laici. La pericolosità naturalmente (esprimo un a considerazione personale)stà più nel non riconoscere quei Valori rappresentati dal Simbolo. Saremmo tutti forse più rassicurati se ci occupassimo dei Forti Condizionamenti Occulti e non che constantemente ci "fanno compagnia" con la pretesa di farci divertire e passare ore liete, facendoci credere di avere la Libertà attraverso un tasto dell'aggeggio.E' strano come certi attenti genitori non si preoccupino della pericolosità di bere a colazione una bella Cola ghiacciata. Chi come me crede, accetta questa provocazione perchè scuote un pò tutti compreso i cristiani a bagnomaria e una parte di atei figli della cultura cristiana.Da quando Cristo è stato messo in Croce, Dio si manifesta maggiormente, è proprio dalle Provocazioni che la nostra fede si rafforza.

 
05/11/2009 - una sentenza idiota (cesare barbadoro)

Si tratta di una sentenza ingiusta, discriminatoria, controproducente ed oscurantista. Ingiusta e discriminatoria: parimenti, per le stesse ragioni addotte nella sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, si dovrebbe proibire l’uso del chador, burqa, ecc., nelle scuole e luoghi pubblici. Controproducente: perché non favorirebbe l’integrazione ed aggraverebbe ulteriormente i contrasti sociali: indurrebbe le famiglie osservanti ad iscrivere i propri figli presso scuole private con il rischio di radicalizzare e fanatizzare l’istruzione religiosa ghettizzandola e chiudendola al confronto culturale. Oscurantista: si dovrebbero censurare tutti i testi scolastici di Storia, Arte e Letteratura contenenti riferimenti religiosi. In pratica si dovrebbe censurare tutta la nostra cultura occidentale!

 
04/11/2009 - il crocifisso deve restare (annalisa appignanesi)

La libertà di religione ed il rispetto per le altrui credenze non implica annullare le proprie!

 
04/11/2009 - La Croce me medesima. (claudia mazzola)

Non ho mai avuto paura del Crocifisso, ricordo da bimba quando lo vedevo in Chiesa mi dava il sollievo di esserci, eppure nessuno ancora mi aveva parlato di Cristo, bastava lo sguardo.

 
04/11/2009 - Non facciamo confusione (Fabio Milito Pagliara)

Gentile Prof. Weiler, il problema non è che si offenda il bambino figlio di genitori atei o viceversa il bambino figlio di genitori cattolici (perché diciamocelo un bambino una scelta consapevole non l'ha ancora maturata), il problema è che le aule delle scuole statali (come gli uffici statali aperti al pubblico) che esibiscono il simbolo di una religione implica che quella religione è più uguale di altre agli occhi di quello stato e in questo che viene violato il principio di laicità. In Italia non c'è più una religione di stato, il crocifisso è simbolo della sola religione cattolica (tanto che puntualmente a chiederne la rimozione sono anche luterani, valdesi e altre confessioni cristiane), ed è per questo che la difesa si è attestata sul valore di simbolo universale e tradizionale ma non religioso del crocifisso. Invocare il principio di maggioranza è molto pericoloso in quanto un domani potrebbe portare all'esposizione di questo o quel simbolo contrario al sentire di attuali o future minoranze. Per quanto riguarda gli abiti che indossano gli individui finché tali individui non occupano cariche pubbliche e finché non violano la legge la situazione è completamente diversa. Personalmente penso che nessun impiegato pubblico dovrebbe svolgere la sua funzione in abiti religiosi o imposti da questa o quella lettura di una religione. Lo stato dovrebbe piuttosto preoccuparsi di tutelare quei cittadini che vogliono liberarsi da queste tradizioni imposte con la violenza.

 
04/11/2009 - commento (Matteo Isella)

Avrei una proposta interessante da fare al governo italiano: che ne dite di addobbare i muri delle aule scolastiche italiane con gradevoli motivi decorativi stile falce e martello o squadra e compasso? Penso che "giudici" di Strasburgo non avrebbero nulla da eccepire...

 
04/11/2009 - O tutti o nessuno (Roberto Guarneri)

Dire che sono infuriato non è esaustivo la situazione è paradossale e a mio avviso pericolosa mentre i cattolici si vedono rapinati di un punto di riferimento fondamentale i musulmani possono tranquillamente girare per le nostre città con il velo parziale o integrale. So per certo che in una città italiana dei religiosi sono costretti a girare senza il saio per timore di aggressioni mentre ho visto nella stazione ferroviaria della stessa città un musulmano girare tranquillamente con abiti che lo identificavano chiaramente e con la coroncina del loro rosario in mano. Detto questo se proprio si vuole essere goerenti togliamo i crocifissi ma anche veli, burqa e compagnia bella.