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Società

CROCIFISSO/ 3. Il giudice Mirabelli: così si alimenta l'intolleranza

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Il pluralismo educativo significa prendere atto delle realtà che ci sono e proporle, metterle in discussione, non imporle. Dalla sentenza risulta paradossalmente una sorta di intolleranza perché esclude che ci possa essere qualcosa di diverso da me nel panorama nel quale io mi muovo. È assurdo ed è l’esatto contrario dello scopo che la sentenza aveva, ma è il risultato al quale si giunge in modo coerente.

 

Secondo lei la memoria italiana finita sul tavolo della Corte è solida?

 

Ne conosco solo gli elementi che emergono dalla lettura della sentenza e mi pare che si rifaccia in modo molto articolato a quanto espresso dal Consiglio di Stato. Fu proprio il Consiglio, decidendo su questa materia, a ritenere che il crocifisso è simbolo altamente religioso per chi ha questa convinzione spirituale ma è anche, per tradizione storica e realtà della nostra identità, un elemento con un forte valore civile, anche simbolico. Dunque non necessariamente ha per tutti lo stesso significato. Anche lo stato laico, ha detto il Consiglio di Stato, può avere questo simbolo nei luoghi educativi. Ma la Corte non l’ha pensata così.

 

Quali saranno secondo lei gli effetti di questa sentenza?

 

Può essere l’occasione per sviluppare quella coscienza critica sulla quale proprio la sentenza insiste così tanto. Siamo di fronte ad una grande opportunità educativa e questo mi fa chiedere se alla fine non debba essere la scuola, al suo interno, a trovare un approccio e una soluzione ragionevole ad un problema culturale e sociale così importante.

 

A parte le sorti del ricorso che il governo farà, lei dice, quel che rimane è una lezione per tutti.

 

Ci troviamo a dover riflettere sulla garanzia della libertà della persona, che dev’essere rispettata al massimo, e sulla tolleranza, che significa comprensione e non esclusione. Il luogo principe di questo metodo è proprio la scuola.

 

Non le pare che l’ipotesi culturale che sottostà alla sentenza della Corte sia quella della laïcité alla francese?

 

Si intravede forse la legge sul divieto dei simboli religiosi indossati dagli studenti. Ci troviamo di fronte a due diritti: il diritto dei genitori che vogliono un’educazione che abbia l’elemento religioso e il diritto dei genitori che non lo vogliono. Ma tolleranza non vuol dire “spegnere la luce”. Va ripensata la laicità, la libertà ed evidentemente le garanzie, perché come bisogna affermare le garanzie che ci sono per il credente, così vanno affermate le garanzie che ci sono per il non credente.

 

Può un simbolo unire anziché dividere?

 

Sì, e mi sembra che nel nostro paese il crocifisso sia stato finora più un elemento di riflessione che di imposizione, e quindi di educazione alla tolleranza. La sua presenza non richiede atti di culto. Esso mantiene l’evidenza di una tradizione palpabile nelle strade del nostro paese, nella sua arte e nella sua storia. Questa tradizione non mette però al riparo dal rischio. Una presenza del crocifisso che si segnalerebbe subito in maniera intollerante, se volesse imporre alcunché.   

 

 

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COMMENTI
08/11/2009 - un passo indietro (marcello brandi)

Non vedo come un simbolo positivo di rispetto e tollerenza possa essere negato a difesa di una supposta tolleranza. Davvero un crocifisso veicola profondi convincimenti religiosi a chi non ne vuole sentir parlare?! Penso che tutto dipenda dall'osservatore, puo' essere un simbolo per alcuni, o quasi un componente sullo sfondo per altri. Se lo Stato in questione sceglie di togliersi una parte che gli è propria, che ha formato i suoi valori fondanti, allora fa una scelta,è come se scegliesse di negare,di vietare una parte di sè..una specie di contro-religione. Non complichiamoci la vita per una cosa che non fa male a nessuno se c'è, ma che rischia di minare il concetto stesso di libertà se viena tolta.

 
04/11/2009 - Io sto in croce e mi sta bene. (claudia mazzola)

Il cristianesimo è la realtà, negato quel pezzo di legno sparisce tutto, pufff! Non esistiamo più. Perchè non chiediamo risarcimento per tutti quelli che vogliono esistere nella croce di Cristo e a cui viene tolto?