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Società

CROCIFISSO/ 3. Il giudice Mirabelli: così si alimenta l'intolleranza

«Siamo sicuri - dice Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale - che la neutralità dello stato non diventa la via per escludere la dimensione religiosa dal panorama pubblico?». VOTA IL SONDAGGIO.

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Il pluralismo e la libertà religiosa sono sanciti dalla nostra Costituzione ma questi principi, dice la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sono di fatto smentiti dalla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche. Ora l’Italia farà ricorso contro la sentenza della Corte europea, che intende difendere «l’obbligo di neutralità religiosa nel contesto dell’istruzione pubblica obbligatoria». Lo stato italiano, in altre parole, non può imporre credenze religiose. Di nessun tipo. «Ma siamo sicuri - dice Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale - che la neutralità dello stato non diventa la via per escludere la dimensione religiosa dal panorama pubblico?»

Professore, una sua valutazione a caldo della sentenza?

È una sentenza molto articolata. Con un paradosso: vuole tutelare la libertà religiosa ma alimenta l’intolleranza. Perché valorizzando la libertà negativa di religione tende a escludere ogni simbolo religioso, e perciò a privilegiare la posizione di chi si colloca su un versante di esclusione più che di inclusione.

Ha avuto modo di scorrere le motivazioni. Che idea si è fatto?

La sentenza è fondata su due elementi. Il primo è l’articolo 2 del primo Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che afferma il diritto all’istruzione. E questo diritto dev’essere non solo garantito a tutti ma lo stato, nell’esercizio delle propri funzioni in campo educativo e nell’insegnamento - dice questa disposizione - deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare l’educazione e l’insegnamento secondo le loro convinzioni filosofiche e religiose. Quindi anche secondo le convinzioni non religiose, evidentemente.

Per lo stesso motivo, però, è compreso anche il diritto dei genitori che vogliono impartire un’educazione religiosa a non vedere espunta la presenza di questo simbolo, il crocifisso, dal panorama educativo…

Esatto. La cosa è bilaterale. E l’altra norma alla quale si riferisce la sentenza è la libertà di coscienza e di religione, l’articolo 9 della Convenzione. Ora, mi pare che la sentenza non tenga conto - o meglio lo fa, ma ritiene l’elemento irrilevante - del fatto che la presenza del crocifisso nelle scuole ha, come aveva sostenuto il nostro Consiglio di Stato, una pluralità di significati. Esso assume un valore profondamente religioso per il credente, ma al tempo stesso manifesta valori della nostra civiltà che non si impongono né richiedono alcun atto di culto o di adesione. C’è solamente la presenza di questo simbolo in luoghi pubblici.

È proprio quello che si contesta.

Ma basta questo per dire che diventa un’imposizione che limita il diritto dei genitori, e che viola la laicità dello stato? O piuttosto la neutralità dello stato non diventa la via per escludere la dimensione religiosa dal panorama pubblico? Ma se così fosse, la neutralità contraddirebbe se stessa.

Come può, si chiede la Corte, un simbolo «ragionevolmente associato con il cattolicesimo», servire al pluralismo educativo»?

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COMMENTI
08/11/2009 - un passo indietro (marcello brandi)

Non vedo come un simbolo positivo di rispetto e tollerenza possa essere negato a difesa di una supposta tolleranza. Davvero un crocifisso veicola profondi convincimenti religiosi a chi non ne vuole sentir parlare?! Penso che tutto dipenda dall'osservatore, puo' essere un simbolo per alcuni, o quasi un componente sullo sfondo per altri. Se lo Stato in questione sceglie di togliersi una parte che gli è propria, che ha formato i suoi valori fondanti, allora fa una scelta,è come se scegliesse di negare,di vietare una parte di sè..una specie di contro-religione. Non complichiamoci la vita per una cosa che non fa male a nessuno se c'è, ma che rischia di minare il concetto stesso di libertà se viena tolta.

 
04/11/2009 - Io sto in croce e mi sta bene. (claudia mazzola)

Il cristianesimo è la realtà, negato quel pezzo di legno sparisce tutto, pufff! Non esistiamo più. Perchè non chiediamo risarcimento per tutti quelli che vogliono esistere nella croce di Cristo e a cui viene tolto?