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Società

PROCREAZIONE/ La triste tattica dei "casi pietosi" per giustificare il "far west" riproduttivo

Non si placano le polemiche per la decisione del tribunale di Bologna di ammettere per una coppia portatrice della distrofia di duchenne di accedere alla selezione embrionale. MARCO OLIVETTI spiega ai lettori de ilsussidiario.net come, sentenza dopo sentenza, è in atto il tentativo di smantellare la legge 40

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L’ordinanza del 1° luglio 2008 del Tribunale di Bologna, che ha consentito la diagnosi preimpianto sugli embrioni prodotti da una coppia che dalla decisione parrebbe non sterile, prefigurando la possibilità di selezionare successivamente gli embrioni stessi, prosegue l’opera di demolizione giurisprudenziale della legge sulla fecondazione assistita e delle disposizioni di attuazione di essa (le c.d. linee guida).

Nel caso specifico, il Tribunale del capoluogo emiliano ha eluso la legge in due punti: laddove essa prevede che la sterilità o l’infertilità della coppia sia condizione di accesso alla fecondazione assistita (art. 4, 1° comma) e laddove essa implicitamente esclude la diagnosi preimpianto, il cui divieto è ben chiaro dal sistema della legge 40 e dai lavori preparatori della stessa. Il Tribunale di Bologna ha deciso in via di urgenza un caso nel quale la donna che richiedeva la fecondazione assistita è affetta da una grave patologia, geneticamente trasmissibile: la diagnosi preimpianto ed il successivo impianto dei soli embrioni privi di tale patologia sono finalizzati ad escludere tale trasmissione.

Nel ragionare sulla decisione bolognese occorre evitare di essere avvolti nella spirale dei casi drammatici, usati sistematicamente come apripista per la demolizione delle leggi e, in questo caso, per giustificare il “far west procreatico” e l’inutile creazione e selezione di migliaia di embrioni cui la legge n. 40 ha inteso porre fine nel 2004. La regolazione legislativa della fecondazione artificiale si ispira infatti all’idea che tali forme di fecondazione siano consentite come rimedio alla sterilità, ma vadano rigorosamente circoscritte a ben precise condizioni e procedimenti, la cui finalità consiste nella tutela “di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Con il diritto di quest’ultimo devono essere contemperati i diritti degli aspiranti genitori, e fra essi dell’aspirante madre, anche per quanto concerne il suo diritto alla salute.

Tutte le decisioni giurisdizionali finora susseguitesi (dapprima il Tribunale di Cagliari, poi quello di Firenze, quindi il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ed infine la stessa Corte costituzionale, con la sentenza n. 151/2009) hanno tentato di rispondere a pur comprensibili esigenze di coppie desiderose di accedere alla fecondazione assistita al di fuori dei casi in cui essa è legislativamente consentita, mediante l’attenuazione, se non proprio la elusione, del principio di tutela del concepito, pur affermata – sia pure non in maniera incondizionata – da meno recenti decisioni della stessa Corte costituzionale (si v. in vario modo le sent. 27/1975 e 35/1997). Ma nessuna delle decisioni relative alla legge 40 si è misurata con le istanze poste da questo principio: esse insistono piuttosto sulla tutela delle aspirazioni e dei bisogni degli aspiranti genitori, vedendo solo un lato della medaglia. E, negando o non comprendendo tale principio fondante della legge 40 (del resto già previsto – sia pure solo come omaggio del vizio alla virtù – dall’art. 1 della legge n. 194/1998, secondo il quale “Lo Stato… tutela la vita umana sin dal suo inizio”), finiscono per ritenere irragionevoli le limitazioni che la legge n. 40 prevede proprio per garantire tutela all’embrione.

Sicché, questa ultima vicenda, se non sorprende affatto (data la tendenza di non pochi giudici a prendere partito nella “lotta di classe” ingaggiata contro gli embrioni da un consistente e potente filone culturale nel nostro Paese e in buona parte dell’Occidente), pone in realtà una sola essenziale questione di fondo: quella dell’attuale statuto costituzionale dell’embrione. Del resto, la stessa sentenza n. 151 del 2009 della Corte costituzionale, pur limitando con attenzione l’ambito delle sue dichiarazioni di incostituzionalità e riaffermando la vigenza dei principi di fondo della legge n. 40 (ad es. laddove afferma che rimane salvo “il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario” e laddove sembra concepire l’attenuazione del divieto di creare più di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione assistita come non incompatibile con la tutela generale fornita al concepito dalla stessa legge 40), tralascia proprio questa opera essenziale: quella di definire forme e limiti della tutela dell’embrione, anche alla luce della precedente giurisprudenza sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Ne risulta un clima di incertezza del diritto, con la tendenza ad accogliere le più varie istanze, pur spesso provenienti da situazioni dolorose. Ma ciò non deve far dimenticare il dato di fondo: il soggetto più debole, l’embrione, si vede negata dai giudici la tutela riconosciutagli dalla legge, che consiste nel diritto a essere trattato come parte della specie umana e non come un animale o una cosa.

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COMMENTI
03/07/2009 - La vera legge 40 viene rivelata (giacomo rocchi)

Davvero Olivetti crede che i giudici stiano cambiando la legge 40? Non nota, ad esempio, che il divieto di accesso per le coppie sterili previsto dalla legge è sfornito di qualsiasi sanzione? E che - nonostante la diagnosi gnetica preimpianto fosse tecnica ampiamente praticata nel 2004 - il legislatore si è ben guardato dal vietarla espressamente? I limiti - spesso apparenti - previsti dalla legge vengono ritenuti irragionevoli - perfino dalla Corte Costituzionale! - per una ragione di fondo: una legge che rende lecita (e finanziata dallo Stato!) una tecnica che rende l'embrione una cosa e che produce la morte di nove embrioni creati su dieci in realtà non può che permettere tutto: l'embrione è prodotto, non è uomo, e a decidere non possono che essere gli adulti con i loro desideri - soprattutto se pagano! In questa ottica - che è l'ottica della fecondazione in vitro, cioè l'ottica della legge che la permette - le limitazioni per i soggetti malati, affetti da patologie genetiche o da malattie trasmissibili, non possono che essere ritenute, non solo irragionevoli, ma crudeli e ingiuste. Olivetti faccia un atto di onestà intellettuale: nessuna legge che permette la fecondazione in vitro (come nessuna legge che permette l'uccisione di un bambino nel grembo materno) è buona, salvo una cattiva applicazione. L'unica legge buona è quella che vieta una pratica contro la dignità umana e contro la vita di innumerevoli embrioni.

 
03/07/2009 - Proprio tutti i diritti? (Giovanni Ceroni)

Secondo il redattore Marco Olivetti --e la linea comunque ormai nota la legge 40 sarebbe giusta e da difendere ad ogni costo, anche a costo della verità -- la parola d'ordine è stata ed è ancora il limitare il "far west" riproduttivo.... Il risultato? Devastante. In Italia la fecondazione extracorporea lecita provoca oltre 70.000 bimbi embrioni morti a causa della tecnica stessa. Sono decine di migliaia le madri che sono illuse e umiliate di fronte ad una tecnica che nulla ha di umano. Sono migliaia le famiglie che vengono distrutte da un progetto che promette la vita e semina morte nei propri figli. Sono tanti coloro che hanno trasformato un illecito business in una miniera d'oro, sulle spalle dei contribuenti e delle tante famiglie ingannate. Quanto durerà ancora l'inganno dei cattolici che pur di ottenere qualcosa(cosa?) tradiscono la verità? Quanto tempo ancora potrà persistere l'inganno che un male minore (che male è) sia più importante della verità intera? Credo che produrre l'uomo e giustificare tale produzione sia il più ingannevole tra i mali contro la vita esistenti oggi. Giustificare l'aborto è almeno un atto apertamente immorale, dove si vorrebbe giustificare il sangue dei bimbi in nome della libertà della donna (madre dell'ucciso) In questo caso, con la legge 40, si giustifica la morte di 20-30 propri figli per poter averne uno in braccio, non è come avere 20-30 aborti? 20-30 propri figli uccisi a causa di un lecito desiderio, a causa di un illecito mezzo.