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Società

PROPOSTA/ Pelanda: l’immigrazione, unica chance per scongiurare la crescita zero

Carlo Pelanda invita ad andare oltre la retorica degli ultimi e la cronaca degli sbarchi per vedere la vera radice del problema dell’immigrazione. Ogni vita ha una dignità infinita, ma non bisogna dimenticare la priorità politica del nostro paese: crescere. Anche nell’interesse degli immigrati. Ecco perché serve un ministero

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Possiamo valutare il tema dell’immigrazione superando le visioni, per altro ambedue motivate, che lo trattano o solo come problema di sicurezza o solo in base a dottrine valoriali? Dobbiamo. Per l’Italia la trasformazione dell’immigrazione in ricchezza è una necessità. La crescita demografica è stagnante. La proporzione tra giovani produttivi ed anziani bisognosi di pensione e medicine sta pericolosamente cambiando verso una configurazione dove i primi saranno di meno e non in grado di sostenere i secondi. L’impatto di questo problema ci sarà presto, probabilmente nel periodo 2020-2050. In tale scenario la priorità politica è quella di aumentare nei prossimi due decenni la popolazione giovane in modo da aumentare la crescita e quindi il gettito fiscale dedicato alla spesa pensionistica e medica.

Il debito pubblico è di tale entità da richiedere per molte decadi, oltre che tagli parziali del volume assoluto nel breve termine, una crescita robusta del Pil per ripagarlo. In sintesi, senza un aumento della popolazione attiva marcato nei prossimi 20 anni, lo Stato non potrà pagare le pensioni, la sanità, ridurre il debito, allocare risorse per investimenti modernizzanti e ridurre le tasse. La popolazione residente non fa abbastanza figli. Quindi l’unica possibilità per l’Italia di sopravvivere come nazione a ricchezza crescente è quella di importare capitale umano “pronto”. Il calcolo di quanto sia necessario non è ancora precisato, ma è probabile che ce ne vorrà parecchio. Per questo, secondo me, va generata una nuova funzione istituzionale specializzata nella gestione dei flussi di entrata e nella trasformazione degli immigrati in fattore di ricchezza.

Cosa dovrà fare l’eventuale nuovo ministro dell’Immigrazione? Prima di tutto il calcolo delle quote di immigrati che servono in Italia per anno in base al triplo criterio, da incrociare, di fabbisogno nazionale, capacità del sistema di assorbirli, calcolando anche la probabilità della loro “cittadinazione” o temporaneità. Poi dovrà disegnare una funzione di rapida istruzione linguistica e civica nonché di formazione tecnica. L’obiettivo è quello di ridurre a 6 mesi il tempo per mettere un immigrato in grado di lavorare e di praticare il nostro sistema conoscendone costumi e leggi.

La politica urbanistica delle città andrà modificata con il criterio di evitare la concentrazione degli immigrati in ghetti. Più saranno dispersi e prima si indeboliranno i codici di identità originaria a favore del nuovo. Le leggi che regolano gli accessi al lavoro e dintorni andranno modificate per favorire le assunzioni di immigrati, in equilibrio con i diritti dei già residenti. Tutta la politica economica nazionale dovrà essere spostata verso una configurazione di maggiore crescita propulsiva, calcolando l’aumento demografico prospettico.

La gestione morale dell’immigrato andrà fatta realisticamente - senza pregiudizio difensivista o solidarista - con bastone e carota. Da un lato, la possibilità di prendere la cittadinanza dopo 5 anni di buona condotta, passando un esame di conoscenza della Costituzione e con prova di competenza lavorativa. Dall’altro, al primo atto di cattiva condotta l’espulsione immediata. Bisognerà anche creare uno schema di attrazione competitiva, perché esiste una concorrenza con le altre nazioni per importare il capitale umano migliore.

In conclusione, la valutazione del valore economico dell’immigrazione dovrebbe portare alla costruzione di istituzioni che lo rendano produttivo, soluzione e non problema, profitto e non costo.

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
08/09/2009 - Vecchio (gianluca castelli)

Proposta vecchia, sorpassata dai fatti e ultimamente contraria agli interessi dell'Italia e dei paesi poveri. Aiutiamo la famiglia qui in Italia e là nei paesi del terzo mondo così qui si faranno più figli e là non si affronteranno i viaggi della speranza. PS per il Sussidiario: sarebbe meglio meno articoli ma più di qualità. Con stima.

 
03/09/2009 - Primo e vero passo per un'unione politica europea (Roberto Pazzi)

Caro prof. Pelanda, concordo ed ammiro il suo lavoro. In sintesi, sarebbe insieme alla Spagna il primo vero passo verso un'unione politica attiva. L'urgenza del problema potrebbe indurre ad ipotizzare un primo e 'speciale' ministro dell'Immigrazione (quasi paragonabile a quello degli Esteri) europeo. Questo avrebbe ricadute rilevantissime sul nostro sistema. Sarebbe una chance incredibile per l’Itala e la Spagna che insieme non potranno evitare l'impatto dell'onda migratoria (come rileva, qualsiasi politica in Africa porterà risultati nel lungo periodo, 20 anni, e il rapporto IN/OUT è impressionante). Per contro, i commenti negativi dei lettori sono sensati e comprensibili. Sono frutto dell’esperienza comune, popolare, di una cattiva gestione italiana lunga decenni e che pesa su generazioni ormai. Questo accumulo negli anni pesa! Allora per ridare fiducia occorrerebbe una figura politica, etica ed operativa: ci vorrebbe il primo ministro europeo eletto per ‘necessità’ popolare con poteri ‘speciali’ per affrontare l’urgenza. Credo che ci siano figure già ‘pronte’ per diventarlo, credo che ci sia tutta la competenza, credo soprattutto che occorra un’alleanza molto sentita con alcuni Stati mediterranei-europei. Concordo ancora con Lei specie quando penso che nel frattempo grandi Stati si avviano speditamente verso strette alleanze commerciali contando sull’immobilismo europeo.

 
02/09/2009 - Non credo l'integrazione sia fattibile... (Gianbattista Pasinetti)

..no non credo sia cosa semplice l'integrazione di persone con culture così diverse (e forse neppure possibile) e sinceramente professor Pelanda, credo che ne non sia convinto neppure lei quando alla fine del suo articolo detta alcuni suggerimenti (..dovrà il ministro.. dovranno le città... La gestione morale dell’immigrato andrà fatta realisticamente..). Troppe variabili e pesantissime! Ma basterebbe guardarci in giro, sia in Francia (ricorda le Banlieu?) che oltremare per capire che invece di integrarsi, nel momento in cui saranno una presenza importante, saranno loro a dettare le regole e le leggi (vedi la Danimarca). Penso che esistano altre soluzioni Prof.!

 
01/09/2009 - non ho parole... (stefania conticini)

non ho parole .... l'unica cosa che questo "eminente" professore è capace di proporre è di importare capitale umano pronto, come se si trattasse di prodotti senza una loro cultura e un loro pensiero. proprio da un quotidiano che credevo filocattolico(scusate se mi esprimo male) non ci si interrgoga sul perchè gli italiani fanno meno figli e nemmeno si cerca di metterli in condizione di poterli fare, complimenti emerito prof.pelanda! dopo che con la legge biagi sono state smantellate le tutele in ambito lavorativo e dopo che si è ridotti gli italiania con le pezze al culo cos'altro volete? non siete ancora soddisfatti? l'italia non è degli italiani oramai l'abbiamo capito da un pezzo. professo'... se torni in america per favore grazie.

 
01/09/2009 - falso! (Alberto Speroni)

questa è una proposta idonea per mandare nell'oblio e non chiedere conto di tutte quelle promesse che si fanno da decenni sulla doverosa tutela della famiglia italiana! Il non aver mai tenuto fede a queste promesse fa parte di una volontà occulta di sradicare nel profondo della tradizione del popolo italiano, le sue radici cristiane! La ragione dice che bisogna attivarsi invece per rimuovere le cause che spingono ad emigrare, visto che non abbiamo a che fare con semplici turisti che scelgono tranquillamente di fermarsi in un altro luogo !

 
01/09/2009 - ALESSANDRO MILANO (de magistris alessandro)

Caro Pelanda, sai che sono un tuo estimatore ma credo che l'affermazione da te proposta sia un errore basti pensare che le popolazioni africane restano senza giovani, che stanno tutti emigrando, e che così facendo si impoverisca ancora di più i paesi di provenienza. Per quanto ci riguarda assistiamo a una concorrenza in basso che provoca si disoccupazione dei nostri giovani. Credo che la chiave per aumentare il giro di lavoro sia quello di abassare le tasse: esattamente il contrario di ciò che stanno facendo Zapatero e gli inglesi. Un Caro saluto Alessandro Milano