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Società

DIBATTITO/ Benedetto XVI scioglie il paradosso che inquina il mondo

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Nessuna sanzione penale o nessuna legge riusciranno mai a “produrre” l’unico valore realmente necessario: la responsabilità di ognuno per i propri comportamenti e per le conseguenze che questi hanno sul piano ecologico. E questa responsabilità scompare se la natura perde il suo carattere di “dato”, cioè di segno, di realtà emergente in questo momento da qualcosa che non appartiene all’uomo, ma a cui l’uomo, a sua volta, appartiene. Senza questa consapevolezza la natura o la si sfrutta a proprio piacimento o la si idolatra come una nuova divinità, ma in ogni caso non la si “rispetta”, cioè non se ne vede il significato.

 

Ancor più illuminante questo passaggio: «Le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e viceversa. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse» (51).

 

Il Papa richiama anche un altro principio notissimo tra gli studiosi di diritto e politica ambientale: quello della “equità intergenerazionale”. «I progetti per uno sviluppo umano integrale non possono pertanto ignorare le generazioni successive, ma devono essere improntati a solidarietà e a giustizia intergenerazionali, tenendo conto di molteplici ambiti: l'ecologico, il giuridico, l'economico, il politico, il culturale» (48).

 

E così il Pontefice evoca l’altro grande paradosso connesso alle politiche o alle leggi che vogliono proteggere l’ambiente, la sfida forse più grande e radicale per le democrazie contemporanee: come rappresentare gli interessi di chi non vota? Se l’esistenza di libere elezioni è il (solo) requisito che identifica una democrazia, questo implica che chi non vota non è rappresentato.

 

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COMMENTI
15/01/2010 - voto plurimo (attilio sangiani)

non ricordo quale membro della Assemblea Costituente ( forse Giorgio la Pira ) aveva proposto il voto plurimo da attribuire agli elettori che hanno a carico minori,minorati psichici,e simili. Forse,per ora,è più attuabile il "quoziente familiare". Sono certo ( e risulta dagli atti della Assemblea Costituente ) che La Pira proponeva di iniziare la Costituzione con la invocazione a Dio ( come la Costituzione Americana ) per dare fondamento ai "diritti inviolabili ed ai doveri inderogabili ". Il problema è sempre quello messo in luce da Benedetto XVI: senza Dio non c'è etica. Senza etica non c'è vero ed efficace rispetto della natura e dell'ambiente. Con tristezza ricordo altresì che Benedetto Croce si fece beffe di la Pira e che i colleghi democristiani si affrettarono a dissuadere la Pira dal sostenere la sua proposta. Che miseria !

 
15/01/2010 - Amore e Ragione (Gianuizzi Caterina)

Anche l'amore per essere vero deve essere ragionevole. Invece forse l'ambientalismo come ideologia è un amore irrazionale, tanto è vero che al suo apice elimina l'uomo, cioè secondo l'ideologia ambientalista l'uomo è da eliminare perchè sarebbe il fattore negativo per la natura. Ma se l'amore non è ragionevole, cosa distingue l'uomo dagli animali e dalla natura? Questo amore sarebbe panteismo, non cristianesimo. Per questo secondo me il Papa punta tanto su un concetto grande di Ragione, perchè ha fiducia nelle possibilità che Dio ha dato all'uomo, che è a immagine di Dio, cioè non solo ha un cuore, ma anche una ragione (e una libertà).

 
15/01/2010 - Scioglie anche il mio cuore. (claudia mazzola)

Io so cosa non inquina me, credo nelle parole di Benedetto XVI!

 
15/01/2010 - dipende tutto da una concezione chiara dell'uomo? (romano calvo)

Il giusto riconoscimento per l'impegno ambientalista della Chiesa e del Pontefice, non si può più basare sul razionalismo ma semmai sull'amore di ciascun credente per la vita che lo circonda. Ricondurre invece ogni ragionamento (sull'ambiente, sulla politica e sull'economia)ai principi astratti della "concezione chiara dell'uomo" rischia di trasformare il messaggio cristiano in una ideologia. Non sarà la razionalità greca, quella che Ratzinger pone alla base dell'essere umano, a spingere e motivare gli uomini di buona volontà ed i credenti ad un rapporto migliore con l'ambiente. Il nucleo del cristianesimo, ciò che lo rende più umano (ed ambientalista)di qualsiasi altra religione, è la pratica della reciprocità, pratica che anticipa i principi dell'entropia e gli assunti del secondo principio della termodinamica. Un equilibrio dinamico basato sulla trascendenza,in cui l'io si fonda sul noi, permette ai cristiani di non pensare se stessi come padroni del mondo. La ragione greca e la "chiara concezione dell'uomo", tanto invocata dal Papa, portano invece ad una concezione strumentale del mondo fisico circostante, in cui l'essere umano si trova costretto nella gabbia di una legge a lui esterna, emanata dall'alto senza connessione con il più profondo anelito umano: l'altro. Reciprocità e non razionalità, questa è la base del messaggio cristiano e questa è l'energia che potrà salvare il nostro pianeta. Con o senza il beneplacito del Papa. romano.calvo@libero.it