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Società

PAPA/ Volli: io, ebreo, vi spiego la visita di Benedetto XVI alla Sinagoga

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Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, ha ricordato in un discorso nobile e sentito che la sua famiglia fu salvata in un convento di suore di Firenze e ha riconosciuto il grandissimo aiuto che molti cattolici diedero, a rischio della loro vita, agli ebrei perseguitati dal nazismo. Ma proprio per questa diffusa generosità cattolica ha detto, appare "un atto mancato" ancora più grave il silenzio del papa; e lo stesso concetto è stato ribadito dal rabbino capo della comunità, affermando che esiste il silenzio di Dio, mistero imperscrutabile per coloro che hanno fede, ed esiste il silenzio degli uomini, che va sempre messo in discussione e giudicato.

Il papa ha risposto con un discorso elevato e di grande respiro, ricordando che la Shoà è stato il culmine dei grandi mali del secolo scorso e che essa arrivò a colpire anche Roma, lamentando l'indifferenza di alcuni, ma rivendicando il coraggio di molti e il tanto bene fatto dalla Santa Sede. La diversità delle posizioni, insomma, non è stata del tutto superata, ma vi è stato un tentativo di raggiungere un giudizio equilibrato su questo passato che non si può dimenticare ma bisogna saper collocare sulla base dei fatti. Per questo da parte ebraica si è reiterata la richiesta dell'apertura degli archivi vaticani del periodo in discussione. Un altro tema su cui le posizioni non coincidono è stato quello dello Stato di Israele, dagli ebrei sottolineato di nuovo con forza la condizione essenziale di un riscatto millenario e della ritrovata libertà, su cui il Papa non si è espresso, sulla linea di un riconoscimento molto tardivo del nuovo stato (avvenuto solo nel '92) e di un generale atteggiamento di cautela verso il mondo arabo che caratterizza la diplomazia vaticana.

 


COMMENTI
19/01/2010 - Grazie (Francesco Giuseppe Pianori)

Mio babbo (nato nel 1919) aveva un amico ebreo, io ho amici ebrei ed ho visitato due volte Israele in pellegrinaggio. Io sono cristiano. Sicuramente fra i miei avi pagani qualcuno incontrò cristiani e da allora tutta la mia famiglia ha partecipato di questo dono. In questo senso ho sempre riconosciuto di essere un figlio "adottivo" di Israele per la fede di Abramo. Sono molto contento del dialogo e dell'amicizia fra cristiani ed ebrei, fino ai massimi livelli. Tempo fa don Giussani fece una "profezia", dicendo all'incirca: "Se il mondo non finisce prima, entro 60 anni cristiani ed ebrei saranno una cosa sola" nel senso che vivranno insieme e si relazioneranno come fratelli, pur nella lor specifica diversità appartenendo entrambi ad una storia ed un origine comune. Ne sono profondamente grato a Dio e a tutti quelli che continuano l'opera di amicizia iniziata esplicitamente dal Rabbino Capo Toaff e da Giovanni Paolo II. Beati i costruttori di pace. "Ecco come è bello e come è dolce che i fratelli vivano insieme". Grazie con tutto il cuore.