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Società

DIBATTITO/ Sbai: il burqa discrimina noi donne musulmane e non c’entra col Corano

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E cosa rappresentano il burqa e il niqab se non un chiaro ed evidente tentativo di compromettere o annullare i diritti umani e le libertà fondamentali di queste donne?

 

Xenofobia è non tenere conto del risultato delle audizioni che si sono concluse alla Commissione Affari costituzionali di Montecitorio da cui emerge chiaramente, come affermato dai musulmani moderati e non, che burqa e niqab non hanno nessun giustificato motivo di appartenenza religiosa, ma rappresentano il risvolto più estremista di un bieco tribalismo medievale che non ha alcun rispetto per la parità e diritti delle donne.

 

Ciò che si discute in Italia oggi, è una norma che garantisce il più elementare rispetto dell’essere umano. Ho dialogato a lungo con le varie associazioni femminili della società civile francese e di altri Paesi europei per fornire spunti e consigli sul tema del divieto del burqa, perché la proposta che ho presentato al Parlamento è precedente a quella francese. Ad oggi la mia proposta ha l’appoggio del Pdl e dell’Udc, nonché del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che si è detta favorevole all’introduzione del provvedimento in Italia. Chiarendo tra l’altro che la giurisprudenza, negli ultimi anni, in deroga alla legge, ha giustificato l’uso di burqa e niqab per supposti e falsi motivi devozionali.  

 

Temo provvedimenti, come quello recentemente emanato in India, che intende negare la carta di identità a chi indossa tali indumenti: si rischierebbe di rinchiudere queste donne e lasciarle alla mercé di mariti, padri, fratelli padroni, negando loro il diritto all’esistenza come persone e come cittadine. Ha scritto bene Stefano Arditti su Il Tempo: noi siamo la nostra faccia. Il che significa rendersi riconoscibili. Perché è nel riconoscimento dell’altro da sé, nella sua visibilità che si fonda l’esistenza stessa di una persona.

 

L’uso del velo integrale in luoghi pubblici o aperti al pubblico è vietato già in Turchia e Tunisia. Oltre oceano anche in Georgia, Usa, ed in Quebec, Canada, è proibito. In Italia la battaglia fino a qualche anno fa era sul velo. Oggi si attiene al burqa. Dobbiamo renderci conto che l’estremismo avanza veloce. Molto veloce. Quanto dovremo ancora attendere perché finalmente la politica apra gli occhi e squarci questo velo di Maya?

 

 

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