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Società

IRLANDA/ 2. Waters: ripartire da un Uomo vivo, antidoto a un cristianesimo senza Cristo

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Questo è il problema reale sottostante a quanto emerso nei rapporti dei giudici sugli abusi di minori, un problema culturale profondo che va dritto al significato stesso del cristianesimo. Ciò che è mancato non è l’intensità della fede, ma la coscienza della realtà umana, che Cristo non è un’icona della pietà popolare fondata su un necessario moralismo o una sana tradizione, ma un uomo vivo, che è qui adesso e la cui presenza definisce ogni cosa.

 

La storia del cattolicesimo irlandese moderno è, quindi, la storia del moralismo come idolatria, di un cristianesimo senza Cristo. Ci è stato offerto un moralismo “Cristiano” senza nessuna coscienza di dove esso si radicasse: questo è il gorgo in cui ci troviamo e se la gerarchia non affronta la questione, il futuro della Chiesa irlandese sarà molto cupo.

 

Nascondere la questione sotto gli aspetti politici delle dimissioni o delle riorganizzazioni finisce per sottolineare l’ampiezza del problema e per mettere in luce l’incapacità della Chiesa irlandese di capire la vera natura della sua crisi. La possibilità che si presenta è che l’Irlanda sia stata a lungo un Paese cattolico, ma non realmente cristiano. Se fosse così, non dovrebbe sorprendere che uomini educati a diventare preti in una simile cultura non abbiano goduto di alcuna salvaguardia dal male.

 

I fatti descritti nei rapporti hanno diffuso il forte dubbio che la preoccupazione della Chiesa irlandese non sia mai stata adempiere alla Parola di Gesù Cristo. Il recupero su questo punto dovrà essere guadagnato partendo da una situazione di vergogna e di dolore. Siamo arrivati a un punto da cui possiamo solo ricominciare da capo, proprio dall’inizio, come se il corpo di San Patrizio fosse stato appena affidato alla terra.





 

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