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Società

IRLANDA/ 2. Waters: ripartire da un Uomo vivo, antidoto a un cristianesimo senza Cristo

Gli scandali legati agli abusi sui minori da parte del clero irlandese hanno radici profonde: Cristo è stato sostituito da una dottrina morale portata all’esasperazione

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Il rapporto Murphy, come il precedente rapporto Ryan (i due rapporti governativi sugli abusi di minori nella Diocesi di Dublino e negli istituti gestiti dalla Chiesa cattolica, ndr), hanno raccontato cose di cui già sapevamo non poco dalle pubbliche testimonianze di chi aveva avuto la propria innocenza infantile distrutta da persone che portavano un’uniforme che diceva “Cristo”.

Di fronte a questa drammatica situazione la Chiesa deve affrontare in modo diretto e deciso tutte le questioni che si pongono, o rassegnarsi a una deriva che non potrà che portare al fallimento. Non si tratta di ricercare procedure che possano proteggere i ragazzi, o di una riorganizzazione della struttura ecclesiastica ed episcopale, bensì di chiedersi quanto l’insegnamento della Chiesa abbia rispettato la stessa proposta cristiana. E la verifica deve essere completa.

La crisi non è iniziata o diventata visibile con il rapporto Murphy, che ha descritto più i sintomi che il problema di fondo. La vera crisi non è istituzionale, ma è nel cuore stesso del cristianesimo irlandese, e non la si chiuderà con dimissioni e scuse pubbliche.

Il fatto che questi scandali siano connessi a distorti istinti sessuali di uomini cresciuti nella tradizione cattolica irlandese non è accidentale, ed è difficile controbattere a chi fa risalire quanto avvenuto a una avversione per la sessualità, che sembra aver condizionato tanta parte dell’insegnamento della Chiesa irlandese nell’ultimo secolo.

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