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Società

PAPA/ Magister: ecco perchè usano gli scandali per attaccare la Chiesa

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Non ci troviamo in presenza di una battaglia che vede la Chiesa attaccata da quel mondo che si identifica con la cultura postmoderna dell’occidente, ma da componenti importanti della Chiesa che utilizzano questo momento di crisi, drammatizzandola, con fini che non hanno nulla a che vedere con le ragioni vere di questa crisi, ma che consistono nel rinverdire gli elementi ben noti dell’agenda cattolica della critica alla Chiesa.

 

È un caso che lo scandalo dei preti pedofili, al di là della giustizia che è dovuta alle vittime e della riforma che deve innescare, riproponga l’annosa questione del celibato e dell’interpretazione più autentica del Concilio?

 

Certo che no. Il rivelatore clamoroso che proprio di questo si tratta, cioè di una offensiva intra-cattolica, è stato l’articolo di Alberto Melloni di pochi giorni fa sul Corriere della Sera. Dopo aver deplorato l’orrore dei fatti, ha scoperto le carte: la risposta vera alla crisi della pedofilia è indire un Concilio Vaticano III. Melloni ha richiamato il discorso del card. Carlo Maria Martini nel sinodo 1999. Quel discorso risultò una specie di agenda centrata sui temi del clero sposato, della promozione della donna della Chiesa e attraverso di essi, del rinnovamento. I temi classici della panoplia della protesta cattolica di tipo progressista.

 

Che differenze vede tra lo scandalo degli anni 2001-03 negli Usa e questo scandalo con epicentro nella cattolicissima Irlanda e nella Baviera tedesca, terra del papa?

 

Guarderei bene le date nelle quali si concentra la grande quantità dei misfatti. Non sono affatto recenti, a parte alcuni episodi che sono continuati fino ai giorni nostri. La mole più grande di date risalgono agli anni ’70. Questo perché effettivamente in quel periodo c’era, nella cultura dell’epoca e quindi anche dentro la Chiesa, e per ciò stesso dentro la gerarchia, una sensibilità molto diversa da quella attuale per quanto riguarda il rapporto sessuale di un adulto con un minore.

 

Cosa intende dire?

 

Erano gli anni di un lassismo morale estremamente diffuso. Pensiamo a Lolita di Nabokov. Nessuno si sognava di incriminare l’oggetto di quel medesimo romanzo come qualcosa di abominevole. È solo un esempio ma mi pare indicativo. C’era allora l’idea che azioni come l’atto sessuale con un minore tutto sommato non fossero così perverse: avevano anzi piena cittadinanza in una cultura che vedeva nella liberazione sessuale e nella battaglia contro i freni inibitori un imperativo morale e un segno di civiltà. Questo ha influito - soprattutto in paesi molto esposti a questo tipo di contagio culturale - sui modi adottati dalla gerarchia della Chiesa nell’affrontare il problema, quando questo si poneva.

 

Vuol dire modi molto blandi?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista a Sandro Magister

  


COMMENTI
19/03/2010 - la perversione non e' frutto dell' astensione (Antonio Servadio)

Ringrazio Magister per la chiarezza. L'idea che questi episodi di perversione siano dovuti all'astensione sessuale, e che sarebbero prevenuti con l'abolizione del celibato e' di una superficialita' sconcertante.

 
16/03/2010 - Magister è convincente, ma... (Bruno Tommasini)

Magister è convincente sugli scandali, ma non laddove commenta l'opinione di Barbara Spinelli ed emette un giudizio drastico sul modernismo (sia pure neo) e soprattutto sul valore primaziale delle Scritture. Circa posto e l'uso delle Scritture va detto che se oggi, si rivaluta Rosmini, non si possono mantenere condanne o pregiudizi sulle "cinque piaghe" (la prima era la dimenticanza dei Vangeli). Modernismo:era tentativo (maldestro fin che si vuole)di non espungere mezzo mondo dal cattolicesimo, relegandolo nell'insignificanza devozionale (fideistica? caratteriale?). Nel dibattito Fede/Ragione c'è oggi facile destituzione del pensiero critico e un talvolta indecoroso ripescaggio dell'apologetica rissosa da campagna elettorale o da Caffè Teologico. Chi si occupa del rapporto Fede/Ragione deve necessariamente volgersi indietro e chiedersi,mi pare: 1)come poterono i cristiani(Padri e teologi)del primo millennio abbondante essere cristiani senza tomismo? 2) su quali basi il pensiero critico ha tolto peso alla metafisica? 3)è proprio vero che il Signore di Abramo,Isacco e Giacobbe,Padre di Gesù Cristo,ha necessariamente la forma del theòs di Aristotele,dato che l'antropologia veterotestamentaria e quella del mondo classico si toccano,ma non coincidono? 4)è proprio vero che il credo nella resurrezione della carne può essere sperato come sopravvivenza di un'anima-idea formale (Aristotele,Platone) o larva da mito greco? Non è allora meglio sperare di tornare nel seno di Abramo?