BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Società

PAPA/ Magister: ecco perchè usano gli scandali per attaccare la Chiesa

benedettoxvi_ventoR375.jpg(Foto)

È un mantra che si accompagna a quelle istanze progressiste di riforma che ho ricordato. Si continua a ripetere che il celibato non è un dogma, ma anche Benedetto XVI lo sa benissimo. Non fa parte del dogma, è vero, ma non è nemmeno campato in aria. È qualcosa di profondamente radicato nella Chiesa dei tempi apostolici, e si è esplicato nel corso della storia della Chiesa in forme evidenti di continuità assoluta. Il celibato, come ha detto il papa, «è autentica profezia del Regno». Il senso del celibato aumenta nelle epoche in cui è necessario mobilitare grandi risorse spirituali.

 

Si riferisce alla fase attuale di profonda scristianizzazione?

 

Sì. Benedetto XVI e prima di lui Giovanni Paolo II hanno capito perfettamente la drammaticità dell’ora presente, e l’esigenza assoluta che impegnati nel mondo ci siano pastori d’anime che hanno il celibato come carisma peculiare e specifico.

 

Barbara Spinelli, nel suo editoriale su La Stampa «Vaticano il male nascosto» ha ricondotto lo scandalo alla «scarsa ambizione, all’energia spenta della parte ritenuta buona». Nella Chiesa di oggi si discute di tutto, nota, ma non della persona di Cristo. Per farlo «in fondo non c’è bisogno d’altro che della Scrittura».

 

Personalmente non condivido nulla di quel giudizio. È la rappresentazione, quasi da manuale, di uno spirito neomodernista per cui l’unica vera Chiesa che conta è quella spirituale. E infatti cita Il Vangelo basta di Alberto Melloni e Giuseppe Ruggieri. Sono i moderni nipotini di Gioacchino da Fiore e sognano una nuova età dello spirito dalla quale bisogna buttare a mare tutto ciò che è istituzione, tradizione, corpo della Chiesa. La Chiesa che vediamo è una cappa che imprigiona lo spirito e lo spirito attende di essere liberato.

 

La Chiesa deve lavare i panni in casa sua o affidarsi alle indagini della magistratura?

 

La Chiesa i panni in casa sua deve lavarli comunque. Non dimentichiamo, però, che non deve purificarsi solo dei peccati sessuali: la Chiesa è il luogo del perdono di Dio e la sua missione è quella di lavare tutti i peccati del mondo. Ma il perdono di Dio scende su chi in qualche modo si mette la cenere sul capo. La Chiesa perdona i peccati, al tempo stesso Cesare deve fare la sua parte. Le vittime di questi anni, come possono e devono denunciare alla Chiesa i responsabili, possono e devono denunciarli anche al foro civile. Certamente la Chiesa non ha nessuna obiezione a che questo avvenga.

 

(Federico Ferraù)

  

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
19/03/2010 - la perversione non e' frutto dell' astensione (Antonio Servadio)

Ringrazio Magister per la chiarezza. L'idea che questi episodi di perversione siano dovuti all'astensione sessuale, e che sarebbero prevenuti con l'abolizione del celibato e' di una superficialita' sconcertante.

 
16/03/2010 - Magister è convincente, ma... (Bruno Tommasini)

Magister è convincente sugli scandali, ma non laddove commenta l'opinione di Barbara Spinelli ed emette un giudizio drastico sul modernismo (sia pure neo) e soprattutto sul valore primaziale delle Scritture. Circa posto e l'uso delle Scritture va detto che se oggi, si rivaluta Rosmini, non si possono mantenere condanne o pregiudizi sulle "cinque piaghe" (la prima era la dimenticanza dei Vangeli). Modernismo:era tentativo (maldestro fin che si vuole)di non espungere mezzo mondo dal cattolicesimo, relegandolo nell'insignificanza devozionale (fideistica? caratteriale?). Nel dibattito Fede/Ragione c'è oggi facile destituzione del pensiero critico e un talvolta indecoroso ripescaggio dell'apologetica rissosa da campagna elettorale o da Caffè Teologico. Chi si occupa del rapporto Fede/Ragione deve necessariamente volgersi indietro e chiedersi,mi pare: 1)come poterono i cristiani(Padri e teologi)del primo millennio abbondante essere cristiani senza tomismo? 2) su quali basi il pensiero critico ha tolto peso alla metafisica? 3)è proprio vero che il Signore di Abramo,Isacco e Giacobbe,Padre di Gesù Cristo,ha necessariamente la forma del theòs di Aristotele,dato che l'antropologia veterotestamentaria e quella del mondo classico si toccano,ma non coincidono? 4)è proprio vero che il credo nella resurrezione della carne può essere sperato come sopravvivenza di un'anima-idea formale (Aristotele,Platone) o larva da mito greco? Non è allora meglio sperare di tornare nel seno di Abramo?