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Società

ATTACCO AL PAPA/ John Allen: così il New York Times ha stravolto fatti e documenti

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Per coloro che hanno seguito la risposta della Chiesa alla crisi, la lettera di Ratzinger nel 2001 è perciò vista come una assunzione, pur ritardata, di responsabilità da parte del Vaticano e l'inizio di una risposta molto più energica. Che la risposta sia sufficiente o meno è naturalmente argomento di discussione, ma interpretare la lettera di Ratzinger del 2001 come l'ultimo dei vecchi tentativi di negazione e copertura dei misfatti significherebbe stravolgere i fatti.

 

3. I processi canonici

 

Il vice di Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina della Fede per i casi di abuso sessuale, il maltese monsignor Charles Scicluna, ha rilasciato di recente un'intervista a un giornale cattolico italiano, in cui afferma che degli oltre 3.000 casi pervenuti a Roma, solo il 20 per cento sono stati sottoposti ad un processo canonico completo. In alcuni articoli, tra cui il pezzo di giovedì scorso del New York Times, questa cifra è stata citata come prova della “mancanza di azione” del Vaticano. Ancora una volta, però, coloro che hanno seguito da vicino la storia hanno quasi esattamente l'impressione opposta.

Nel giugno 2002, nel proporre per la prima volta a Roma un insieme di nuove norme canoniche, al centro delle quali c’era la politica dell’“un colpo e sei fuori”, la volontà iniziale dei vescovi americani era di evitare del tutto i processi canonici, facendo invece affidamento sul potere amministrativo del vescovo di rimuovere in modo permanente un sacerdote dal ministero. Questo perché l’esperienza fatta nel corso degli anni con i tribunali romani aveva mostrato come fossero spesso lenti, macchinosi e portassero raramente a risultati certi.

A tal proposito, vescovi ed esperti citerebbero un caso famoso, quello di Don Anthony Cipolla a Pittsburgh, nel periodo in cui era vescovo Donald Wuerl, ora Arcivescovo di Washington. Wuerl rimosse Cipolla dal ministero nel 1988, in seguito alle accuse di abusi sessuali. Cipolla ricorse a Roma e la Segnatura Apostolica, di fatto la corte suprema vaticana, ordinò al vescovo di reintegrarlo. Wuerl portò il caso a Roma in prima persona, prevalendo alla fine, ma l'esperienza ha lasciato in molti vescovi americani l'impressione che i lunghi processi canonici non fossero la modalità giusta per gestire questi casi.

 

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COMMENTI
15/04/2010 - Benedetto XVI: "è l'ora di fare penitenza" (corrado mazzuzi)

Sua Santità Lei è un gigante della fede..... Lei è veramente un uomo di Dio.....e le sue parole pesano come macigni... Mt 16, Dal Vangelo secondo Matteo "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa."

 
07/04/2010 - L'IMPOSTURA LAICA (celestino ferraro)

L’IMPOSTURA LAICA Per i laici tutti d’un pezzo, quelli dalla verace cultura laicistica, è normale che l’anticlericalismo sguinzagli tutte le sue voglie proprio nei confronti della Chiesa Romana, ricettacolo ignobile di ogni vizio che avvilisce la società democratica. Indefessi nella fatica ideologica di salvare l’emancipazione dei popoli dall’agguato dell’oscurantismo ecclesiastico (dimentichi delle Abbazie, veri “granai” della cultura), blaterano da decenni per ottenere dallo Stato la sicura premessa di poter agire con le leggi senza alcuna remora che possa mettere in discussione la laicità delle istituzioni scrollatesi dall’antica soggezione sacerdotale. Non che si auspichi un ritorno all’antiche usanze … “Onde convenne legge per fren porre; convenne rege aver, che discernesse de la vera cittade almen la torre. Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Nullo, però che 'l pastor che procede, rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; per che la gente, che sua guida vede pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, di quel si pasce, e più oltre non chiede. Ben puoi veder che la mala condotta è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, e non natura che 'n voi sia corrotta. Soleva Roma, che 'l buon mondo feo, due soli aver, che l'una e l'altra strada facean vedere, e del mondo e di Deo”. (Purgatorio, XVI -94,108-) Cosa c’è di così riprovevole nella morale della Chiesa da indurre i laici nostrani a una battagli da kamikaze contro l

 
02/04/2010 - Non è questione di linciaggio al Papa (ennio rossi)

Parlo da credente e sono sbigottito nel pensare come la gerarchia ecclesiale che è ed era a conoscenza di questi misfatti li abbia voluti tenere nascosti e si sia trincerata attorno al segreto del confessionale. Ciò è pazzesco in quanto si è messo sullo stesso piano la vittima col carnefice. Sono proprio immiserito da questa storia perchè in questo modo viene messa in crisi la loro identità. Dove è finita la loro intelligenza, come hanno potuto accettare di non farsi carico delle vittime e le abbiano abbandonate ,nel silenzio, al loro destino. E' questo che non mi da pace io non ce l'ho con il trasgressore perchè tutti possiamo sbandare, io ce l'ho con il sistema, con l'istituzione e la gerarchia che prima o dopo deve essere pur venuta a conoscenza di queste nefandezze e che in segno di giustizia verso le vittime, doveva energicamente intervenire. La Chiesa non può mantenere nel nascondimento l'insorgenza di fatti gravosi, ne va della sua credibilità. Per ora la questione è molto grave e speriamo non abbia conseguenze.

 
31/03/2010 - giustizia si, linciaggio no (Antonio Servadio)

Molte grazie all'articolista per l'onesta chiarezza e la fondamentale concretezza degli argomenti esposti. Purtroppo la Chiesa paga oggi, e con gli interessi, lo scotto di quelle carenze "cognitive" che in decenni ormai lontani non hanno permesso ai vertici di riconoscere ed elaborare come tali le situazioni scabrose. Un lacunoso senso della realta', un debole dinamismo, non hanno condotto a fare pulizia quando era tempo. Mi pare che inerzia vi sia stata anche per quel diffuso e penoso gravame moralistico che in molti abbiamo conosciuto. Il dogmatismo (assomiglia all'ideologia e non va confuso con il riconoscimento di dogmi) ha allontanato dalla Chiesa -e inacidito- tanti fedeli, quelli stessi che oggi, divenuti cinici incalliti, danno fiato a ingiurie e sparano insulti. Non vorrei assistere a quel genere di linciaggio mediatico e morale di cui sono troppo spesso fatti oggetto quei cittadini e quei politici che ricevono avvisi di garanzia, o che sono semplicemente sospettati di qualche reato.

 
31/03/2010 - edizione cartacea disponibile al pubblico american (andrea moro)

Può forse essere di interesse sapere che questo articolo cosi' importante è stato riprodotto in forma abbreviata anche sulle pagine della versione cartacea di New York City del New York Times (28 marzo, 2010, p. WK11). Si puo' leggere anche in rete a questo indirizzo http://www.nytimes.com/2010/03/28/opinion/28allen.html Sarà, mi auguro, difficile ignorare queste precisazioni che mostrano in modo evidente la manipolazione dei fatti.