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Società

Un metodo per uscire dalla crisi: la lezione di Sturzo e Giussani

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E la stessa cosa si può ben dire per Sturzo, il quale - testardamente - ha dedicato anni della propria vita a conoscere la grande ricchezza dell’esperienza cattolica di inizio secolo. Nella convinzione che solo a partire da quella incarnazione sarebbe stato possibile ricostruire un’elaborazione culturale sufficientemente solida e radicata sulla quale poi basare anche la proposta politica dei cattolici per lo sviluppo dell’Italia. Non dunque un approccio dogmatico - che deduce da principi generali come deve andare il mondo - quanto l’umile immersione nella carne della vita, senza timore di sporcarsi le mani o, peggio, la testa.

 

E’ proprio questo il filo che lega Sturzo a Giussani e che mi sembra particolarmente prezioso per noi oggi, di fronte alla grave crisi nazionale e globale nella quale ci troviamo.

 

Nella sua rilettura, Scola compie un altro passaggio illuminante:“non si capirebbe Giussani al di fuori di concetti chiave pensati secondo la sensibilità moderna, quali quelli di esperienza, di libertà, di verità come evento, di conoscenza come strutturalmente connessa all’affezione, di essere come dono, di 'soggetto' come implicato nel dono stesso dell’essere”.

 

Ora, quello che mi colpisce è che queste sono esattamente le stesse categorie che la mia ricerca sociologica mi ha portato a considerare come costitutive del tempo che viviamo. Solo che tali categorie sono poste in una cornice che, invece di generare più umanità e libertà, finisce per distruggere e confiscare queste dimensioni cosi preziose dell’esistenza umana. E questo perché la secolarizzazione in corso tocca in profondità proprio queste categorie - le stesse che erano già state colte da don Giussani - manipolandole e strumentalizzandole.

 

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