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Società

PAPA/ Borgna: il senso delle lacrime di Benedetto

Benedetto XVI (Ansa)Benedetto XVI (Ansa)

Benedetto XVI ha mostrato, con la sua profonda, limpida commozione, la vastità di quel dolore. Ma comprenderlo fino in fondo vuol dire immedesimarsi, in profondità, con quel dolore. Davvero la condivisione del dolore è l’ultimo gesto, a parte la preghiera, che possa dare un senso alla mia disperazione. Nelle lacrime e nel sorriso del Papa mi sembra di cogliere la sua estrema testimonianza di un dolore rivissuto, di un violenza sperimentata come se fosse stata indirizzata verso di lui, come se lui ne fosse stato la vittima. E in parte, certo, lo è stato, per la violenza con la quale persone estranee a quanto è accaduto lo hanno colpito così assurdamente.

 

Benedetto XVI non ha avuto paura di manifestare apertamente i propri sentimenti. Che cosa, secondo lei, dà al Papa la possibilità di una libertà così grande?

 

Un cuore dai confini vastissimi, che riesce a pulsare vivo non solo per sé, non solo per i cattolici, ma per tutti coloro che in qualche modo sono stati e sono state vittime del dolore e dell’angoscia. Le sue capacità di immedesimazione, di comunicare le attitudini abissali del proprio cuore, di vivere la fede come un’enorme dilatazione della speranza, si sono fatte lacrime sanguinanti. Le sue parole sono scaturite dalla sorgente infinita dell’amore che vive in lui, come colui che continua la testimonianza di Pietro.

 

Dopo aver tradito il comandamento dell’amore peccando contro i bambini, che sono l’immagine del volto di Dio, cosa resta alla Chiesa? Come può tornare ad essere credibile?

 

Queste ferite rappresentano solo un segmento quanto mai ristretto della continua, inesauribile testimonianza di luce che dà la Chiesa. Preti e missionari che si consumano in una vita di opere, ma in vista di che cosa, in realtà? Solo di orizzonti che nascano dall’amore. Solo chi ha occhi per vedere e orecchie per ascoltare cosa si nasconde nel cuore della Chiesa, può provare in sé e cogliere, al di là di crisi temporanee, la grande luce e i grandi orizzonti della speranza che la sostengono. Per chi ha occhi per vedere, queste ferite - certo anche recate da persone in condizioni di sofferenza patologica - sono motivo di una riflessione sulle debolezze del peccato; per gli altri un’occasione in più per attaccare la Chiesa.

 

La Chiesa deve ora sperare nell’indulgenza del mondo?

 

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